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      Cicada. Degnamente, perché l'ultimo fine non deve
aver fine, atteso che sarebe ultimo. È dunque infinito in
intenzione, in perfezione, in essenza ed in qualsivoglia
altra maniera d'esser fine.
      Tansillo. Dici il vero. Or in questa vita tal pastura
è di maniera tale, che piú accende, che possa appagar il
desío, come ben mostra quel divino poeta, che disse: Bramando
è lassa l'alma a Dio vivente
;
ed in altro luogo: Attenuati sunt oculi mei suspicientes in
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excelsum. Però dice: E bench'il fin bramato
non consegua, E 'n tanto studio l'alma
si dilegua, Basta che sia sí nobilmente
accesa
: vuol dire, ch'in tanto l'anima si consola e
riceve tutta la gloria che può ricevere in cotal stato, e che
sia partecipe di quell'ultimo furor de l'uomo, in quanto
uomo di questa condizione, nella qual si trova adesso, e
come ne veggiamo.
      Cicada. Mi par che gli peripatetici (come esplicò Averroe)
vogliano intender questo, quando dicono la somma
felicità de l'uomo consistere nella perfezione per le scienze
speculative.
      Tansillo. È vero, e dicono molto bene; perché noi in
questo stato nel qual ne ritroviamo, non possiamo desiderar
né ottener maggior perfezione che quella in cui siamo
quando il nostro intelletto mediante qualche nobil specie
intelligibile s'unisce o alle sustanze separate, come dicono
costoro, o a la divina mente, come è modo de dir de platonici.
Lascio per ora di raggionar de l'anima, o uomo in
altro stato e modo di essere che possa trovarsi o credersi.
      Cicada. Ma che perfezione o satisfazione può trovar
l'uomo in quella cognizione la quale non è perfetta?
      Tansillo. Non sarà mai perfetta per quanto l'altissimo
oggetto possa esser capito, ma per quanto l'intelletto
nostro possa capire: basta che in questo ed altro stato
gli sia presente la divina bellezza per quanto s'estende
l'orizonte della vista sua.
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      Cicada. Ma de gli uomini non tutti possono giongere a
quello dove può arrivar uno o doi.
      Tansillo. Basta che tutti corrano; assai è ch'ognun
faccia il suo possibile; perché l'eroico ingegno si contenta
piú tosto di cascar o mancar degnamente e nell'alte imprese,
dove mostre la dignità del suo ingegno, che riuscir a perfezione
in cose men nobili e basse.
      Cicada. Certo che meglio è una degna ed eroica morte,
che un indegno e vil trionfo.
      Tansillo. A cotal proposito feci questo sonetto:
      Poi che spiegat'ho l'ali al bel desio,
Quanto piú sott'il piè l'aria mi scorgo,
Piú le veloci penne al vento porgo,
E spreggio il mondo, e vers'il ciel m'invio.
      Né del figliuol di Dedalo il fin rio
Fa che giú pieghi, anzi via piú risorgo.
Ch'i' cadrò morto a terra, ben m'accorgo,
Ma qual vita pareggia al morir mio?
      La voce del mio cor per l'aria sento:
- Ove mi porti, temerario? China,
Che raro è senza duol tropp'ardimento. -
      Non temer, respond'io, l'alta ruina.
Fendi sicur le nubi, e muor contento,
S'il ciel sí illustre morte ne destina.

      Cicada. Io intendo quel che dice: basta ch'alto
mi tolsi
; ma non quando dice: e da l'ignobil
numero mi sciolsi
, s'egli non intende d'esser
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uscito fuor de l'antro platonico, rimosso dalla condizion
della sciocca ed ignobilissima moltitudine; essendo che quei
che profittano in questa contemplazione, non possono esser
molti e numerosi.
      Tansillo. Intendi molto bene. Oltre, per l'ignobil
numero
può intendere il corpo e sensual cognizione,
dalla quale bisogna alzarsi e disciôrsi chi vuol unirsi alla
natura di contrario geno.
Bruno Furori 997-998-999-1000