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      Elpino. Io intendo molto bene. Soggionge per terza
raggione, che, «se si dicesse l'infinito discreto e disgionto,
onde debbano essere individui e particolari fuochi infiniti,
e ciascun di quelli poi essere finito, nientemanco accaderà,
che quel fuoco, che resulta da tutti gl'individui, debba
essere infinito»
.
      Filoteo. Questo ho già conceduto; e per sapersi questo,
lui non dovea forzarsi contra di ciò da che non séguita
inconveniente alcuno. Perché, se il corpo vien disgiunto o
diviso in parte localmente distinte, de le quali l'una pondere
cento, l'altra mille, l'altra diece, seguitarà che il tutto
pondere mille cento e diece. Ma ciò sarà secondo piú pesi
discreti, e non secondo un peso continuo. Or noi e gli antichi
non abbiamo per inconveniente che in parti discrete se
ritrove peso infinito; perché da quelle resulta un peso
logicamente, o pur aritmetrica- o geometricamente, che
vera- e naturalmente non fanno un peso, come non fanno
una mole infinita, ma fanno infinite mole e pesi finiti. Il
che dire, imaginare ed essere, non è il medesimo, ma molto
diverso. Perché da questo non séguita che sia un corpo
infinito di una specie, ma una specie di corpo in infiniti
finiti; né è però un pondo infinito, infiniti pondi finiti,
atteso che questa infinitudine non è come di continuo, ma
come di discreti; li quali sono in un continuo infinito, che
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è il spacio, il loco e dimensione capace di quelli tutti. Non
è dunque inconveniente che sieno infiniti discreti gravi,
i quali non fanno un grave; come infinite acqui le quali
non fanno un'acqua infinita, infinite parti di terra che non
fanno una terra infinita: di sorte che sono infiniti corpi in
moltitudine, li quali fisicamente non componeno un corpo
infinito di grandezza. E questo fa grandissima differenza;
come proporzionalmente si vede nel tratto della nave, la
quale viene tratta da diece uniti, e non sarà mai tirata
da migliaia de migliaia disuniti e per ciascuno.
      Elpino. Con questo ed altro dire mille volte avete risoluto
lo che pone per quarta ragione; la qual dice che,
«se s'intende corpo infinito, è necessario che sia inteso
infinito secondo tutte le dimensioni; onde da nessuna parte
può essere qualche cosa extra di quello: dunque non è
possibile che in corpo infinito sieno piú dissimili, de quali
ciascuno sia infinito»
.
      Filoteo. Tutto questo è vero e non contradice a noi,
che abbiamo tante volte detto che sono piú dissimili finiti
in uno infinito, ed abbiamo considerato come questo sia.
Forse proporzionalmente, come se alcun dicesse esser piú
continui insieme, come per essempio e similitudine in un
liquido luto, dove sempre ed in ogni parte l'acqua è continuata
a l'acqua, e la terra a la terra; dove, per la insensibilità
del concorso de le minime parti di terra e minime
parti d'acqua, non si diranno discreti né piú continui,
ma uno continuo, il quale non è acqua, non è terra, ma è
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luta. Dove indifferentemente ad un altro può piacere di
dire, che non propriamente l'acqua è continuata a l'acqua,
e la terra a la terra, ma l'acqua a la terra, e la terra a
l'acqua; e può similmente venire un terzo, che, negando
l'uno e l'altro modo di dire, dica il luto esser continuato
al luto. E secondo queste raggioni può esser preso l'universo
infinito come un continuo, nel quale non faccia piú discrezione
l'etere interposto tra sí gran corpi, che far possa nella
luta quello aria che è traposto ed interposto tra le parti
de l'acqua e de l'arida, essendo differenza solo per la pocagine
de le parti, e minorità ed insensibilità che è nella
luta, e la grandezza, maggiorità e sensibilità delle parti
che sono nell'universo: sí che gli contrarii e gli diversi
mobili concorreno nella constituzione di uno continuo immobile,
nel quale gli contrarii concorreno alla constituzion
d'uno, ed appartengono ad uno ordine, e finalmente sono
uno. Inconveniente certo ed impossibile sarrebe ponere dui
infiniti distinti l'uno da l'altro; atteso non sarebe modo
de imaginare come, dove finisce l'uno, cominci l'altro,
onde ambi doi venessero ad aver termine l'uno per l'altro.
Ed è oltre difficilissimo trovar dui corpi finiti in uno estremo,
ed infiniti ne l'altro.
Bruno Inf 414-415-416