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      Dicsono. Questo mi par conforme non solo al senso di
Pitagora, la cui sentenza recita il Poeta, quando dice:
Principio caelum ac terras camposque liquentes,
Lucentemque globum lunae Titaniaque astra
Spiritus intus alit, totamque infusa per artus
Mens agitat molem, totoque se corpore miscet;


ma ancora al senso del teologo, che dice: «il spirito colma
ed empie la terra, e quello che contiene il tutto». E un
altro, parlando forse del commercio della forma con la
materia e la potenza, dice che è sopravanzata da l'atto
e da la forma.
      Teofilo. Se dunque il spirto, la anima, la vita si ritrova
in tutte le cose e, secondo certi gradi, empie tutta la materia;
viene certamente ad essere il vero atto e la vera forma
de tutte le cose. L'anima, dunque, del mondo è il principio
formale constitutivo de l'universo e di ciò che in quello
si contiene. Dico che, se la vita si trova in tutte le cose,
l'anima viene ad esser forma di tutte le cose: quella per
tutto è presidente alla materia e signoreggia nelli composti,
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effettua la composizione e consistenzia de le parti. E però
la persistenza non meno par che si convegna a cotal forma,
che a la materia. Questa intendo essere una di tutte le cose;
la qual però, secondo la diversità delle disposizioni della
materia e secondo la facultà de' principii materiali attivi e
passivi, viene a produr diverse figurazioni, ed effettuar
diverse facultadi, alle volte mostrando effetto di vita senza
senso, talvolta effetto di vita e senso senza intelletto, talvolta
par ch'abbia tutte le facultadi suppresse e reprimute
o dalla imbecillità o da altra raggione de la materia. Cossí,
mutando questa forma sedie e vicissitudine, è impossibile
che se annulle, perché non è meno subsistente la sustanza
spirituale che la materiale. Dunque le formi esteriori sole si
cangiano e si annullano ancora, perché non sono cose ma
de le cose, non sono sustanze, ma de le sustanze sono accidenti
e circostanze.
      Poliinnio. Non entia sed entium.
      Dicsono. Certo, se de le sustanze s'annullasse qualche
cosa, verrebe ad evacuarse il mondo.
      Teofilo. Dunque abbiamo un principio intrinseco formale,
eterno e subsistente, incomparabilmente megliore
di quello ch'han finto gli sofisti che versano circa gli accidenti,
ignoranti della sustanza de le cose, e che vengono
a ponere le sustanze corrottibili, perché quello chiamano
massimamente, primamente e principalmente sustanza, che
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resulta da la composizione; il che non è altro ch'uno accidente,
che non contiene in sé nulla stabilità e verità, e se
risolve in nulla. Dicono quello esser veramente omo che
resulta dalla composizione; quello essere veramente anima
che è o perfezione ed atto di corpo vivente, o pur cosa che
resulta da certa simmetria di complessione e membri. Onde
non è maraviglia se fanno tanto e prendeno tanto spavento
per la morte e dissoluzione, come quelli a' quali è imminente
la iattura de l'essere. Contra la qual pazzia crida ad alte
voci la natura, assicurandoci che non gli corpi né l'anima
deve temer la morte, perché tanto la materia quanto la
forma sono principii constantissimi:
O genus attonitum gelidae formidine mortis,
Quid Styga, quid tenebras et nomina vana timetis
Materiam vatum falsique pericula mundi?
Corpora sive rogus flamma seu tabe vetustas
Abstulerit, mala posse pati non ulla putetis:
Morte carent animae domibus habitantque receptae.
Omnia mutantur, nihil interit.


Bruno Causa 244-245-246