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- Disse il padre Saturno: - Che farremo di quella
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Orsa maggiore? Propona Momo. - E lui disse: - Vada,
perché la è vecchia, per donna di compagna di quella
minore giovanetta; e vedete che non gli dovegna roffiana;
il che se accaderà, sia condannata ad servir a qualche mendico,
che con andarla mostrando e con farla cavalcare da
fanciulli ed altri simili, per curar la febre quartana ed altre
picciole infirmitadi, possa guadagnar da vivere per lui e
lei. - Dimanda Marte: - Che farremo di quel nostro
Draggonaccio, o Giove? - Dica Momo, - rispose il
padre. E quello: - La è una disutile bestia, e che è meglio
morta che viva. Però, se vi pare, mandiamola ne l'Ibernia,
o in un'isola de l'Orcadi a pascere. Ma guardate bene,
ché con la coda è dubio che non faccia qualche ruina di
stelle con farle precipitar in mare. - Rispose Apolline:
- Non dubitar, o Momo: perché ordinarò a qualche Circe
o Medea, che con quei versi con gli quali si seppe addormentare
quando era guardiano de le poma d'oro, adesso
di nuovo insoporato sia trasportato pian pianino in terra.
E non mi par che debba morire, ma si vada mostrando
ovunque è barbara bellezza: perché le poma d'oro saranno
la beltade, il drago sarà la fierezza, Giasone sarà l'amante,
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l'incanto ch'addormenta il drago, sarà che
Non è sí duro cor che proponendo,
Tempo aspettando, piangendo ed amando,
E talvolta pagando, non si smuova:
Né sí freddo voler, che non si scalde.

Bruno Best 618-619-620