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      Sebasto. Perché queste vane bestie inquirevano, investigavano
e scrutavano senza speranza di ritrovar cosa
alcuna? Or questi son de quei che s'affaticano senza
proposito.
      Coribante. Per far buggiarda quella vulgata sentenza:
Omne agens est propter finem. Ma edepol, mehercle, io mi
persuado che come Onorio ha dependenza da l'influsso de
l'asino Pegaseo, o pur è il Pegaseo istesso, talmente cotai
filosofi sieno stati le Belide istesse, se almeno quelle non
gl'influivano nel capo.
      Saulino. Lasciatemi compire. Or costoro non porgean
fede a quel che vedeano, né a quel ch'udivano: perché
stimavano la verità cosa confusa ed incomprensibile, e
posta nella natura e composizione d'ogni varietà, diversità
e contrarietà; ogni cosa essere una mistura, nulla costar
di sé, niente esser di propria natura e virtude, e gli oggetti
presentarsi alle potenze apprensive non in quella maniera
con cui sono in se medesimi, ma secondo la relazione ch'acquistano
per le lor specie, che in certo modo partendosi
da questa e quella materia vegnono a giuntarsi e crear
nuove forme ne gli nostri sensi.
      Sebasto. Oh in verità costoro con non troppa fatica in
pochissimo tempo possono esser filosofi e mostrarsi piú
savii de gli altri.
Bruno Cab 903