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Onde, sí come le margini e le distanze de gli uni corpi a
gli altri corpi son finite, cossí gli moti son finiti; e sicome
nessuno si parte da Grecia per andare in infinito, ma per
andar in Italia o in Egitto, cossí, quando parte di terra o
di sole si move, non si propone infinito, ma finito e termine.
Tutta volta, essendo l'universo infinito e gli corpi suoi
tutti trasmutabili, tutti per conseguenza diffondeno sempre
da sé e sempre in sé accoglieno, mandano del proprio fuora
e accogliono dentro del peregrino. Non stimo che sia cosa
assorda ed inconveniente, anzi convenientissima e naturale,
che sieno transmutazion finite possibili ad accadere ad un
soggetto; e però de particole de la terra vagar l'eterea regione
e occorrere per l'inmenso spacio ora ad un corpo ora ad
un altro, non meno che veggiamo le medesime particole
cangiarsi di luogo, di disposizione e di forma, essendono
ancora appresso di noi. Onde questa terra, se è eterna ed
è perpetua, non è tale per la consistenza di sue medesime
parti e di medesimi suoi individui, ma per la vicissitudine
de altri che diffonde, ed altri che gli succedeno in luogo
di quelli; in modo che, di medesima anima ed intelligenza,
il corpo sempre si va a parte a parte cangiando e rinovando.
Come appare anco ne gli animali, li quali non si continuano
altrimente se non con gli nutrimenti che riceveno, ed escrementi
che sempre mandano; onde chi ben considera saprà
che giovani non abbiamo la medesima carne che avevamo
fanciulli, e vecchi non abbiamo quella medesima che quando
eravamo giovani; perché siamo in continua trasmutazione,
la qual porta seco che in noi continuamente influiscano
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nuovi atomi e da noi se dipartano li già altre volte accolti.
Come circa il sperma, giongendosi atomi ad atomi per la
virtú dell'intelletto generale ed anima (mediante la fabrica
in cui, come materia, concorreno), se viene a formare e crescere
il corpo, quando l'influsso de gli atomi è maggior
che l'efflusso, e poi il medesimo corpo è in certa consistenza
quando l'efflusso è equale a l'influsso, ed al fine va in declinazione,
essendo l'efflusso maggior che l'influsso. Non dico
l'efflusso ed influsso assolutamente, ma l'efflusso del conveniente
e natio e l'influsso del peregrino e sconveniente;
il quale non può esser vinto dal debilitato principio per
l'efflusso; il quale è pur continuo del vitale come del non
vitale. Per venir, dunque, al punto, dico che per cotal
vicissitudine non è inconveniente, ma raggionevolissimo
dire, che le parti ed atomi abbiano corso e moto infinito
per le infinite vicissitudini e transmutazioni tanto di forme
quanto di luoghi. Inconveniente sarebbe se, come a prossimo
termine prescritto di transmutazion locale, over di
alterazione, si trovasse cosa che tendesse in infinito. Il che
non può essere, atteso che, non sí tosto una cosa è mossa
da uno che si trove in un altro luogo, è spogliata di una
che non sia investita di un'altra disposizione, e lasciato
uno che non abbia preso un altro essere; il quale necessariamente
séguita dalla alterazione; la quale necessariamente
séguita dalla mutazion locale. Tanto che il soggetto prossimo
e formato non può muoversi se non finitamente,
perché facilmente accoglie un'altra forma se muta loco.
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Il soggetto primo e formabile se muove infinitamente, e
secondo il spacio e secondo il numero delle figurazioni;
mentre le parti della materia s'intrudeno ed extrudeno da
questo in quello e in quell'altro loco, parte e tutto.
Bruno Inf 412-413-414