— 241 —
      Poliinnio. Cuium pecus? come che non si trovano degli
asini etiam atque etiam sottili? hai ardir tu, apirocalo, abecedario,
di volerti equiparare ad un archididascalo e moderator
di ludo minervale par mio?
— 242 —
      Gervasio. Pax vobis, domine magister, servus servorum
et scabellum pedum tuorum.

      Poliinnio. Maledicat te Deus in secula seculorum.
      Dicsono. Senza còlera: lasciatene determinar queste
cose a noi.
      Poliinnio. Prosequatur ergo sua dogmata Theophilus.
      Teofilo. Cossí farò. Dico dunque, che la tavola come
tavola non è animata, né la veste, né il cuoio come cuoio,
né il vetro come vetro; ma, come cose naturali e composte,
hanno in sé la materia e la forma. Sia pur cosa quanto
piccola e minima si voglia, ha in sé parte di sustanza spirituale;
la quale, se trova il soggetto disposto, si stende ad
esser pianta, ad esser animale, e riceve membri di qualsivoglia
corpo che comunmente se dice animato: perché
spirto si trova in tutte le cose, e non è minimo corpusculo
che non contegna cotal porzione in sé che non inanimi.
      Poliinnio. Ergo, quidquid est, animal est.
      Teofilo. Non tutte le cose che hanno anima si chiamano
animate.
      Dicsono. Dunque, almeno, tutte le cose han vita?
      Teofilo. Concedo che tutte le cose hanno in sé anima,
hanno vita, secondo la sustanza e non secondo l'atto ed
operazione conoscibile da' peripatetici tutti, e quelli che la
vita e anima definiscono secondo certe raggioni troppo grosse.
Bruno Causa 241-242