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Terza parte del primo Dialogo.

      Sofia. Venuto il quarto giorno, ed essendo appunto
l'ora di mezo dí, convennero di bel novo al conseglio generale,
dove non solamente fu lecito d'esser presenti gli prefati
numi piú principali, ma oltre tutti quelli altri, ai quali
è conceduto, come per lege naturale, il cielo. Sedente dunque
il Senato e Popolo de gli dei, e con il consueto modo essendo
montato sul solio di safiro inorato Giove, con quella forma
di diadema e manto con cui solamente ne gli sollennissimi
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concilii suol comparire, rassettato il tutto, messa in punto
d'attenzion la turba, ed inditto alto silenzio, di maniera
che gli congregati sembravano tante statue o tante pitture;
si presenta in mezzo con gli suoi ordini, insegna e circonstanze
il mio bel nume Mercurio. E gionto avanti il
conspetto del gran padre, brevemente annunziò, interpretò
ed espose quel che non era a tutto il conseglio occolto,
ma che, per servar la forma e decoro de statuti, bisogna
pronunziare. Cioè come gli dei erano pronti ed apparecchiati
senza simulazione e dolo, ma con libera e spontanea
voluntade, ad accettare e ponere in esecuzione tutto quello
che per il presente sinodo verrebe conchiuso, statuto ed
ordinato. Il che avendo detto, si voltò a gli circonstanti
dei, e gli richiese che con alzar la mano facessero aperto e
ratificato quel tanto ch'in nome loro aveva esposto in
presenza de l'altitonante. E cossí fu fatto.
Bruno Best 614-615