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      Elpino. La vanità di costui nelle predette raggioni è
piú che manifesta, di sorte che non bastarebbe tutta l'arte
persuasiva di escusarla. Or udite le raggioni che soggionge
per conchiudere universalmente che non sia corpo infinito.
«Or», dice lui, «essendo manifesto a quelli che rimirano
alle cose particolari, che non è corpo infinito, resta di vedere
al generale, se sia questo possibile. Perché potrebe alcuno
dire che, sicome il mondo è cossí disposto circa di noi, cossí
non sia impossibile che sieno altri piú cieli. Ma, prima che
vengamo a questo, raggioniamo generalmente dell'infinito
.
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È dunque necessario, che ogni corpo o sia infinito;
e questo o sia tutto di parte similari, o di parte dissimilari;
e queste o costano di specie finite, o pur di specie infinite.
Non è possibile, che coste de infinite specie, se vogliamo
presupponere quel ch'abbiamo detto, cioè che sieno piú
mondi simili a questo; perché, sicome è disposto questo
mondo circa noi, cossí sia disposto circa altri, e sieno altri
cieli. Perché, se son determinati gli primi moti, che sono
circa il mezzo, bisogna che sieno determinati li moti secondi;
e per tanto, come già distinguemo cinque sorte di corpi,
de quali dui son semplicemente gravi o lievi, e dui mediocremente
gravi o lievi, ed uno né grave, né lieve, ma agile
circa il centro, cossí deve essere ne gli altri mondi. Non è
dunque possibile, che coste d'infinite specie. Non è ancora
possibile che coste di specie finite?»
. E primieramente prova,
che non costa di specie finite dissimilari, per quattro raggioni,
de quali la prima è, che «ciascuna di queste parti
infinite sarà acqua o fuoco, e per consequenza cosa grave
o lieve. E questo è stato dimostrato impossibile, quando si
è visto, che non è gravità, né levità infinita»
.
      Filoteo. Noi abbiamo assai detto, quando rispondevamo
a quello.
      Elpino. Io lo so. Soggionge la seconda raggione, dicendo,
che «bisogna che di queste specie ciascuna sia infinita, e
per consequenza il luoco di ciascuna deve essere infinito:
onde seguitarà che il moto di ciascuna sia infinito; il che è
impossibile. Perché non può essere, che un corpo che va

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giú, corra per infinito al basso; il che è manifesto da quel
che si trova in tutt'i moti e trasmutazioni. Come nella
generazione non si cerca di fare quel che non può esser
fatto, cossí nel moto locale non si cerca il luogo, ove non si
possa giunger mai; e quello che non è possibile che sia in
Egitto, è impossibile che si muova in verso Egitto; perché
la natura nessuna cosa opra in vano. Impossibile è, dunque,
che cosa si muova verso là dove non può pervenire»
.
      Filoteo. A questo si è risposto assai; e diciamo che son
terre infinite, son soli infiniti, è etere infinito; o secondo
il dir di Democrito ed Epicuro, è pieno e vacuo infinito;
l'uno insito ne l'altro. E son diverse specie finite, le une
comprese da le altre, e le une ordinate a le altre. Le quali
specie diverse tutte se hanno come concorrenti a fare un
intiero universo infinito, e come ancora infinite parti de
l'infinito, in quanto che da infinite terre simili a questa
proviene in atto terra infinita, non come un solo continuo,
ma come un compreso dalla innumerabile moltitudine di
quelle. Similmente se intende de le altre specie di corpi,
o sieno quattro o sieno due o sieno tre o quante si voglia
(non determino al presente); le quali, come che sono parte
(in modo che si possono dir parte) de l'infinito, bisogna
che sieno infinite, secondo la mole che resulta da tal moltitudine.
Or qui non bisogna che il grave vada in infinito al
basso. Ma come questo grave va al suo prossimo e connatural
corpo, cossí quello al suo, quell'altro al suo. Ha questa
terra le parti che appartengono a lei; ha quella terra le
parti sue appartenenti a sé. Cossí ha quel sole le sue parti
che si diffondeno da lui e cercano di ritornare a lui; ed altri
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corpi similmente riaccoglieno naturalmente le sue parti.
Bruno Inf 409-410-411-412