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      Quanto poi all'argomento che fa dalla gravità e levità,
diciamo che questo è un de' piú bei frutti che potesse produrre
l'arbore della stolida ignoranza. Perché gravità, come
dimostraremo nel luogo di questa considerazione, non si
trova in corpo alcuno intiero e naturalmente disposto e
collocato; e però non sono differenze che denno distinguere
la natura di luoghi e raggion di moto. Oltre che mostraremo,
che grave e lieve viene ad esser detta medesima cosa secondo
il medesimo appulso e moto al riguardo di diversi
mezzi; come anco al rispetto di diversi, medesima cosa se
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dice essere alta e bassa, muoversi su e giú. E questo dico
quanto a gli corpi particulari e mondi particulari; de quali
nessuno è grave o lieve: e ne gli quali le parti, allontanandosi
e diffondendosi da quelli, si chiamano lievi; e ritornando
a gli medesimi, si chiamano gravi; come le particole
de la terra o di cose terrestri verso la circonferenza de l'etere
se dicono salire, e verso il suo tutto se dicono descendere.
Ma quanto all'universo e corpo infinito, chi si ritrovò
giamai che dicesse grave o lieve? o pur chi puose tai principii
e delirò talmente che per conseguenza possa inferirse
dal suo dire, che l'infinito sia grave o lieve? debbia ascendere,
montare o poggiare? Noi mostraremo come de infiniti
corpi che sono, nessuno è grave, né lieve. Perché queste
qualitadi accadeno alle parti per quanto tendeno al suo
tutto e luogo della sua conservazione, e però non hanno
riguardo all'universo, ma agli proprii mondi continenti ed
intieri; come ne la terra, volendo le parti del fuoco liberarsi
e poggiar verso il sole, menano sempre seco qualche porzione
de l'arida e de l'acqua a cui son congionte; le quali,
essendono moltiplicate sopra o in alto, cossí con proprio
e naturalissimo appulso ritornano al suo luogo. Oltre e per
conseguenza rinforzate, che gli gran corpi sieno gravi o
lievi non è possibile, essendo l'universo infinito; e per tanto
non hanno raggione di lontananza o propinquità dalla o
alla circonferenza o centro; indi non è piú grave la terra
nel suo luogo, che il sole nel suo, Saturno nel suo, la tramontana
nel suo. Potremo però dire che, come sono le parti
della terra che ritornano alla terra per la loro gravità,
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- ché cossí vogliamo dire l'appulso de le parti al tutto,
e del peregrino al proprio loco, - cossí sono le parti de li
altri corpi, come possono esser infinite altre terre o di
simile condizione, infiniti altri soli o fuochi o di simile natura.
Tutti si moveno dalli luoghi circonferenziali al proprio
continente, come al mezzo: onde seguitarebe che sieno
infiniti corpi gravi secondo il numero. Non però verrà ad
essere gravità infinita, come in un soggetto ed intensivamente,
ma come in innumerabili soggetti ed estensivamente.
E questo è quello che séguita dal dire di tutti gli antichi
e nostro; e contra questo non ebbe argumento alcuno questo
disputante. Quel, dunque, che lui dice dell'impossibilità
dell'infinito grave, è tanto vero ed aperto che è vergogna
a farne menzione; ed in modo alcuno non appartiene a
destruggere l'altrui e confirmar la propria filosofia; ma son
propositi tutti e paroli gittati al vento.
Bruno Inf 407-408-409