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      Sebasto. E per tanto voi mi parete aver isgravata la
vostra conscienza; ed hanno torto questi tanti asinoni a
disporsi di lamentarsi di voi nel giorno del giudicio, come
di quel che l' hai ingannati e sedutti, e con sofistici apparati
divertiti dal camino di qualche veritade che per altri
principii e metodi arrebono possuta racquistarsi. Tu l' hai
pure insegnato quel tanto ch'a diritto doveano pensare:
che se tu hai publicato, come non publicato, essi, dopo
averti letto, denno pensare di non averti letto, come tu
avevi cossí scritto, come non avessi scritto: talmente quei
cotali ch'insegnano la tua dottrina, non altrimente denno
essere ascoltati che un che parla come non parlasse. E finalmente
né a voi deve piú essere atteso, che come ad un
che raggiona e getta sentenza di quel che mai intese.
      Onorio. Cossí è certo, per dirti ingenuamente come
l'intendo al presente. Perché nessuno deve essere inteso
piú ch'egli medesimo mostra di volersi far intendere; e
non doviamo andar perseguitando con l'intelletto color
che fuggono il nostro intelletto, con quel dir che parlano
certi per enigma o per metafora, altri perché vuolen che
non l'intendano gl'ignoranti, altri perché la moltitudine
non le spreggie, altri perché le margarite non sieno calpestrate
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da porci; siamo dovenuti a tale ch'ogni satiro,
fauno, malenconico, embreaco ed infetto d'atra bile, in
contar sogni e dir de pappolate senza construzione e senso
alcuno, ne vogliono render suspetti ed profezia grande, de
recondito misterio, de alti secreti ed arcani divini da risuscitar
morti, da pietre filosofali ed altre poltronarie da donar
volta a quei ch' han poco cervello, a farli dovenir al tutto
pazzi con giocarsi il tempo, l'intelletto, la fama e la robba,
e spendere sí misera- ed ignobilmente il corso di sua vita.
Bruno Cab 896-897