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E per tornar là dove s'intende la cintura del
cielo, perché quel Bove, verso il principio del zodiaco,
ottiene trenta e due chiare stelle, senza quella ch' è nella
punta del corno settentrionale, ed undeci altre che son
chiamate informi? Per ciò che è quel Giove (oimè!) che
rubbò la figlia ad Agenore, la sorella a Cadmo. Che Aquila
è quella che nel firmamento s'usurpa l'atrio di quindeci
stelle, oltre Sagittario, verso il polo? Lasso, è quel Giove
che ivi celebra il trionfo del rapito Ganimede e di quelle
vittoriose fiamme ed amori. Quella Orsa, quella Orsa, o
dei, perché nella piú bella ed eminente parte del mondo,
come in una alta specola, come in una piú aprica piazza
e piú celebre spettacolo, che ne l'universo presentar si
possa a gli occhi nostri, è stata messa? Forse a fine che
non sia occhio, che non veda l'incendio ch'assalse il padre
de gli dei appresso l'incendio de la terra per il carro di
Fetonte, quando in quel mentre ch'andavo guardando le
ruine di quel fuoco, e riparando a quelle con richiamare
i fiumi che timidi e fugaci erano ristretti a le caverne, e
ciò effettuando nel mio diletto Arcadio paese: ecco, altro
fuoco m'accese il petto, che dal splendor del volto de la
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vergine Nonacrina procedendo, passommi per gli occhi,
scorsemi nel core, scaldommi l'ossa e penetrommi dentro
le midolla; di sorte che non fu acqua né remedio che potesse
dar soccorso e refrigerio all'incendio mio. [>]

Bruno Best 608-609