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      Elpino. Certo, desiderarei un argumento, che impugnasse
questo che dite; perché cinque altre raggioni, che
apporta questo filosofo, tutte fanno il medesimo camino,
e vanno con gli medesimi piedi. Però mi par cosa soverchia
di apportarle. Or, dopo che ebbe prodotte queste, che versano
circa il moto mondano e circolare, procede a proponer
quelle, che son fondate sopra il moto retto; e dice parimente
«essere impossibile, che qualche cosa sia mobile di
infinito moto verso il mezzo, o al basso, oltre verso ad alto
dal mezzo»
; ed il prova prima dal canto di moti proprii
di tai corpi, e questo sí quanto a gli corpi estremi, sí quanto
agli tramezzanti. «Il moto ad alto», dice egli, «ed il moto
al basso son contrarii: ed il luogo de l'un moto è contrario
al luogo de l'altro moto. De gli contrarii ancora, se l'uno
è determinato, bisogna che sia determinato ancor l'altro;
ed il tramezzante, che è partecipe de l'uno e l'altro determinato,
convien che sia tale ancor lui; perché non da

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qualsivoglia, ma da certa parte bisogna che si parta quello
che deve passar oltre il mezzo, perché è un certo termine,
onde cominciano, ed è un altro termine, ove si finisceno
i limiti del mezzo. Essendo dunque determinato il mezzo,
bisogna che sieno determinati gli estremi; e se gli estremi
son determinati, bisogna che sia determinato il mezzo;
e se gli luoghi son determinati, bisogna che gli corpi collocati
sieno tali ancora, perché altrimente il moto sarà infinito.
Oltre, quanto alla gravità e levità, il corpo, che va verso
alto, può devenire a questo, che sia in tal luogo: perché
nessuna inclinazion naturale è in vano. Dunque, non essendo
spacio del mondo infinito, non è luogo, né corpo infinito.
Quanto al peso ancora, non è grave e leve infinito; dunque,
non è corpo infinito: come è necessario, che, se il corpo
grave è infinito, la sua gravità sia infinita. E questo non si
può fuggire; perché, se tu volessi dire, che il corpo infinito
ha gravità infinita, seguitarebono tre inconvenienti. Primo,
che medesima sarebe la gravità o levità di corpo finito ed
infinito; perché al corpo finito grave, per quanto è sopra-
avanzato dal corpo infinito, io farrò addizione e suttrazione
di altro ed altro tanto, fin che possa aggiungere a quella
medesima quantità di gravità e levità. Secondo, che la
gravità della grandezza finita potrebe esser maggiore che
quella de l'infinita; perché con tal raggione, per la quale
gli può essere equale, gli può ancora essere superiore, con
aggiungere quanto ti piace piú di corpo grave, o suttrarre
di questo, o pur aggiongere di corpo lieve. Terzo, che la
gravità della grandezza finita ed infinita sarebbe equale;
e perché quella proporzione, che ha la gravità alla gravità,
la medesima ha la velocità alla velocità, seguitarebe similmente,
che la medesima velocità e tardità si potrebero

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trovare in corpo finito ed infinito. Quarto, che la velocità
del corpo finito potrebe esser maggiore di quella de
l'infinito. Quinto, che potrebe essere equale; o pur,
sicome il grave eccede il grave, cossí la velocità excede la
velocità: trovandosi gravità infinita, sarà necessario che si
muova per alcun spacio in manco tempo, che la gravità
finita; o vero non si muova, perché la velocità e tardità
séguita la grandezza del corpo. Onde, non essendo proporzione
tra il finito ed infinito, bisognarà al fine, che il grave
infinito non si muova; perché, s'egli si muove, non si muove
tanto velocemente, che non si trove gravità finita, che nel
medesimo tempo, per il medesimo spacio, faccia il medesimo
progresso»
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Bruno Inf 403-404-405