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Delle quali specie memorabili le ultime son quelle ch' ho
cominciate a imbibire a tempo della vita de Filippo macedone,
dopo che fui ingenerato dal seme de Nicomaco, come
si crede. Qua, appresso esser stato discepolo d'Aristarco,
Platone ed altri, fui promosso col favor di mio padre, ch'era
consegliero di Filippo, ad esser pedante d'Alexandro Magno:
sotto il quale, benché erudito molto bene nelle umanistiche
scienze, nelle quali ero piú illustre che tutti li miei predecessori,
entrai in presunzione d'esser filosofo naturale,
come è ordinario nelli pedanti d'esser sempre temerarii e
presuntuosi; e con ciò, per esser estinta la cognizione della
filosofia, morto Socrate, bandito Platone, ed altri in altre
maniere dispersi, rimasi io solo lusco intra gli ciechi; e
facilmente possevi aver riputazion non sol di retorico,
politico, logico, ma ancora de filosofo. Cossí malamente e
scioccamente riportando le opinioni de gli antiqui, e de
maniera tal sconcia, che né manco gli fanciulli e le insensate
vecchie parlarebono ed intenderebono come io introduco
quelli galant'uomini intendere e parlare, mi venni
ad intrudere come riformator di quella disciplina della
quale io non avevo notizia alcuna. Mi dissi principe de'
peripatetici: insegnai in Atene nel sottoportico Liceo:
dove, secondo il lume, e per dir il vero, secondo le tenebre
che regnavano in me, intesi ed insegnai perversamente
circa la natura de li principii e sustanza delle cose, delirai
piú che l'istessa delirazione circa l'essenza de l'anima,
nulla possevi comprendere per dritto circa la natura del
moto e de l'universo; ed in conclusione son fatto quello
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per cui la scienza naturale e divina è stinta nel bassissimo
della ruota, come in tempo de gli Caldei e Pitagorici è stata
in exaltazione.
Bruno Cab 893-894