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      Sí che, serbando a lui qualch'altra materia, ecco a voi
presento questo numero de dialogi, li quali certamente saranno
cossí buoni o tristi, preggiati o indegni, eccellenti o vili,
dotti o ignoranti, alti o bassi, profittevoli o disutili, fertili o
sterili, gravi o dissoluti, religiosi o profani, come di quei, nelle
mani de quali potran venire, altri son de l'una, altri de l'altra
contraria maniera. E perché il numero de stolti e perversi è
incomparabilmente piú grande che de sapienti e giusti, aviene
che, se voglio remirare alla gloria o altri frutti che parturisce
la moltitudine de voci, tanto manca ch'io debba sperar lieto
successo del mio studio e lavoro, che piú tosto ho da aspettar
materia de discontentezza, e da stimar molto meglior il silenzio
ch'il parlare. Ma, se fo conto de l'occhio de l'eterna veritade,
a cui le cose son tanto piú preciose ed illustri, quanto talvolta
non solo son da piú pochi conosciute, cercate e possedute,
ma, ed oltre, tenute a vile, biasimate, perseguitate; accade
ch'io tanto piú mi forze a fendere il corso de l'impetuoso
torrente, quanto gli veggio maggior vigore aggionto dal turbido,
profondo e clivoso varco.
      Cossí dunque lasciaremo la moltitudine ridersi, scherzare,
burlare e vagheggiarsi su la superficie de mimici, comici ed
istrionici Sileni, sotto gli quali sta ricoperto, ascoso e sicuro
il tesoro della bontade e veritade, come, per il contrario, si
trovano piú che molti, che sotto il severo ciglio, volto sommesso,
prolissa barba e toga maestrale e grave, studiosamente a danno
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universale conchiudeno l'ignoranza non men vile che boriosa,
e non manco perniciosa che celebrata ribaldaria.
Bruno Best 550-551