— 981 —
      Filenio. Pastor!
      Pastore. Che vuoi?
      Filenio. Che fai?
      Pastore. Doglio.
      Filenio. Perché?
      Pastore. Perché non m'ha per suo vita, né morte.
      Filenio. Chi fallo?
      Pastore. Amor.
      Filenio. Quel rio?
      Pastore. Quel rio.
      Filenio. Dov'è?
      Pastore. Nel centro del mio cor se tien sí forte.
      Filenio. Che fa?
      Pastore. Fere.
      Filenio. Chi?
      Pastore. Me.
      Filenio. Te?
      Pastore. Sí.
      Filenio. Con che?
      Pastore. Con gli occhi, de l'inferno e del ciel porte.
      Filenio. Speri?
      Pastore. Spero.
      Filenio. Mercé?
      Pastore. Mercé.
      Filenio. Da chi?
      Pastore. Da chi sí mi martora nott'e dí.
— 982 —
      Filenio. Hanne?
      Pastore. Non so.
      Filenio. Sei folle.
      Pastore. Che, se cotal follia a l'alma piace?
      Filenio. Promette?
      Pastore. No.
      Filenio. Niega?
      Pastore. Né meno.
      Filenio. Tace?
      Pastore. Sí, perché ardir tant'onestà mi tolle.
      Filenio. Vaneggi.
      Pastore. In che?
      Filenio. Nei stenti.
      Pastore. Temo il suo sdegno, piú che miei tormenti.
      Qua dice che spasma: lamentasi dell'amore, non già
perché ami (atteso che a nessuno veramente amante dispiace
l'amare), ma perché infelicemente ami, mentre
escono que' strali che son gli raggi di quei lumi, che medesimi,
secondo che son protervi e ritrosi, overamente benigni
e graziosi, vegnono ad esser porte che guidano al cielo,
overamente a l'inferno. Con questo vien mantenuto in
speranza di futura ed incerta mercé, ed in effetto di presente
e certo martíre. E quantunque molto apertamente
vegga la sua follia, non per tanto avvien che in punto
alcuno si correga, o che almen possa conciperne dispiacere;
perché tanto ne manca, che piú tosto in essa si compiace,
come mostra dove dice:
Mai fia che dell'amor io mi lamente,
Senza del qual non vogli'esser felice.

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      Appresso, mostra un'altra specie di furore, parturita
da qualche lume di raggione, la qual suscita il timore e
supprime la già detta, a fin che non proceda a fatto, che
possa inasprir o sdegnar la cosa amata. Dice dunque la
speranza esser fondata sul futuro, senza che cosa alcuna
se gli prometta o nieghe: perché lui tace e non dimanda,
per tema d'offender l'onestade. Non ardisce esplicarsi e
proporsi, onde fia o con ripudio escluso, overamente con
promessa accettato: perché nel suo pensiero piú contrapesa
quel che potrebbe esser di male in un caso, che bene
in un altro. Mostrasi dunque disposto di suffrir piú presto
per sempre il proprio tormento, che di poter aprir la porta
a l'occasione, per la quale la cosa amata si turbe e contriste.
      Cicada. Con questo dimostra l'amor suo esser veramente
eroico, perché si propone per piú principal fine la
grazia del spirito e la inclinazion de l'affetto, che la bellezza
del corpo, in cui non si termina quell'amor ch'ha del
divino.
Bruno Furori 981-982-983