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      Teofilo. Tolta ciascun di noi la risoluzione del tragico
cieco d' Epicuro:
      Dov'il fatal destin mi guida cieco,
Lasciami andar, e dove il piè mi porta;
Né per pietà di me venir piú meco.
      Trovarò forse un fosso, un speco, un sasso
Piatoso a trarmi fuor di tanta guerra,
Precipitando in loco cavo e basso;

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ma, per la grazia degli Dei (perché, come dice Aristotele,
non datur infinitum in actu ), senza incorrer peggior male,
ne ritrovammo al fine ad un pantano; il quale, benché
ancor lui fusse avaro d'un poco di margine per darne la
strada, pure ne relevò con trattarci piú cortesemente, non
inceppando oltre i nostri piedi; sin tanto che, montando
noi piú alto per il sentiero, ne rese a la cortesia d'una lava,
la quale da un canto lasciava un sí petroso spazio per
porre i piedi in secco, che passo passo ne fe'cespitar come
ubriachi, non senza pericolo di romperne qualche testa
o gamba.
      Prudenzio. Conclusio, conclusio!
Bruno Cena 59-60