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      Or qua Aristotele, confusamente prendendo il vacuo
secondo queste due significazioni ed un'altra terza, che lui
fenge e lui medesimo non sa nominare né diffinire, si va
dibattendo per togliere il vacuo: e pensa con il medesimo
modo di argumentare destruggere a fatto tutte le opinioni
del vacuo. Le quali però non tocca, piú che se, per aver
tolto il nome di qualche cosa, alcuno pensasse di aver tolta
la cosa; perché destrugge, se pur destrugge, il vacuo secondo
quella raggione la quale forse non è stata presa da
alcuno: atteso che gli antichi e noi prendiamo il vacuo
per quello in cui può esser corpo e che può contener qualche
cosa ed in cui sono gli atomi e gli corpi; e lui solo diffinisce
il vacuo per quello che è nulla, in cui è nulla e non può
esser nulla. Laonde, prendendo il vacuo per nome ed intenzione
secondo la quale nessuno lo intese, vien a far castelli
in aria e destruggere il suo vacuo e non quello di tutti gli
altri che han parlato di vacuo e si son serviti di questo
nome vacuo. Non altrimenti fa questo sofista in tutti
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gli altri propositi, come del moto, infinito, materia, forma,
demostrazione, ente; dove sempre edifica sopra la fede della
sua definizion propria e nome preso secondo nova significazione.
Onde ciascun che non è a fatto privo di giudizio,
può facilmente accorgersi quanto quest'uomo sia superficiale
circa la considerazion della natura de le cose, e quanto
sia attaccato alle sue non concedute, né degne d'esserno
concedute, supposizioni, piú vane nella sua natural filosofia
che giamai si possano fingere nella matematica. E vedete
che di questa vanità tanto si gloriò e si compiacque che,
in proposito della considerazion di cose naturali, ambisce
tanto di esser stimato raziocinale o, come vogliam dire,
logico, che, per modo d'improperio, quelli che son stati
piú solleciti della natura, realità e verità, le chiama fisici.
Or, per venire a noi, atteso che nel suo libro
Del vacuo
né diretta- né indirettamente dice cosa che possa
degnamente militare contra la nostra intenzione, lo lasciamo
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star cossí, rimettendolo forse a piú ociosa occasione. Dunque,
se ti piace, Elpino, forma ed ordina quelle raggioni, per le
quali l'infinito corpo non viene admesso da gli nostri
adversarii, ed appresso quelle, per le quali non possono
comprendere essere mondi innumerabili.
Bruno Inf 398-399-400