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Qua l'uno non possea dar conseglio a l'altro;
non sapevam che dire, ma con un muto silenzio chi sibilava
per rabbia, chi faceva un bisbiglio, chi sbruffava co' le
labbia, chi gittava un suspiro e si fermava un poco, chi
sotto lengua bestemmiava; e perché gli occhi non ne serveano,
i piedi faceano la scorta ai piedi, un cieco era confuso
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in far più guida a l'altro. Tanto che,
      Qual uom, che giace e piange lungamente
Sul duro letto il pigro andare de l'ore,
Or pietre, or carme, or polve, ed or liquore
Spera, ch' uccida il grave mal, che sente:
      Ma, poi ch' a lungo andar vede il dolente,
Ch' ogni rimedio è vinto dal dolore,
Disperando s'acqueta; e, se ben more,
Sdegna ch' a sua salute altro si tente;

cossí noi, dopo aver tentato e ritentato, e non vedendo
rimedio al nostro male, desperati, senza più studiar e beccarsi
il cervello in vano, risoluti ne andavamo a guazzo a
guazzo per l'alto mar di quella liquida bua, che col suo
lento flusso andava del profondo Tamesi a le sponde.
      Prudenzio. O bella clausola!
Bruno Cena 58-59