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      Del Capricorno non dico nulla, perché mi par dignissimo
d'ottenere il cielo, per averne fatto tanto beneficio,
insegnandoci la ricetta, con cui potessimo vencere il Pitone;
perché bisognava, che gli dei si trasformassero in
bestie, se volevano aver onor di quella guerra: e ne ha
donata dottrina, facendoci sapere che non si può mantener
superiore chi non si sa far bestia. Non parlo de la Vergine;
perché, per conservar la sua verginità, in nessun loco sta
sicura se non in cielo, avendo da qua un Leone e da là
un Scorpione per sua guardia. La poverina è fuggita da
terra, perché l'eccessiva libidine de le donne, le quali,
quanto piú son pregne, tanto piú sogliono appetere il coito,
fa che non sia sicura di non esser contaminata, anco se si
trovasse nel ventre de la madre; però goda i suoi vintisei
carbuncoli con quelli altri sei, che li sono attorno. Circa
l'intemerata maestà di que' doi Asini che luceno nel spacio
di Cancro, non oso dire, perché di questi massimamente
per dritto e per raggione è il regno del cielo: come con
molte efficacissime raggioni altre volte mi propono di
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mostrarvi, perché di tanta materia non ardisco parlare per
modo di passaggio. Ma di questo sol mi doglio e mi lamento
assai, che questi divini animali sieno stati sí avaramente
trattati, non facendogli essere, come in casa propria, ma
nell'ospizio di quel retrogrado animale aquatico, e non
munerandoli piú che de la miseria di due stelle, donandone
una a l'uno e l'altra all'altro; e quelle non maggiori
che de la quarta grandezza.
Bruno Best 602-603