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      Cicada. Molto ben posso, da quel ch'avete detto, conchiudere
la condizion di questo eroico furore che dice:
gelate ho spene, e li desir cuocenti;
perché non è nella temperanza della mediocrità, ma nell'eccesso
delle contrarietadi; ha l'anima discordevole, se
triema nelle gelate speranze, arde negli cuocenti desiri;
è per l'avidità stridolo, mutolo per il timore;
sfavilla dal core per cura d'altrui, e per compassion
di sé versa lacrime da gli occhi; muore ne l'altrui risa,
vive ne' proprii lamenti; e (come colui che non è piú suo)
altri ama, odia se stesso: perché la materia, come dicono
gli fisici, con quella misura ch'ama la forma absente, odia
la presente. E cossí conclude nell'ottava la guerra ch'ha
l'anima in se stessa; e poi quando dice ne la sestina, ma
s'io m'impiumo, altri si cangia in sasso
,
e quel che séguita, mostra le sue passioni per la guerra
ch'essercita con li contrarii esterni.
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      Mi ricordo aver letto in Iamblico, dove tratta degli
Egizii misterii, questa sentenza: Impius animam
dissidentem habet: unde nec secum ipse convenire potest
neque cum aliis.

      Tansillo. Or odi un altro sonetto di senso consequente
al detto:
      Ahi, qual condizion, natura, o sorte:
In viva morte morta vita vivo!
Amor m'ha morto (ahi lasso!) di tal morte,
Che son di vita insieme e morte privo.
      Voto di spene, d'inferno a le porte,
E colmo di desio al ciel arrivo:
Talché suggetto a doi contrarii eterno,
Bandito son dal ciel e da l'inferno.
      Non han mie pene triegua,
Perché in mezzo di due scorrenti ruote,
De quai qua l'una, là l'altra mi scuote,
      Qual Ixion convien mi fugga e siegua,
Perché al dubbio discorso
Dan lezion contraria il sprone e 'l morso.

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      Mostra qualmente patisca quel disquarto e distrazione
in se medesimo: mentre l'affetto, lasciando il mezzo
e meta de la temperanza, tende a l'uno e l'altro estremo;
e talmente si trasporta alto o a destra, che anco si trasporta
a basso ed a sinistra.
      Cicada. Come con questo che non è proprio de l'uno
né de l'altro estremo, non viene ad essere in stato o termine
di virtude?
      Tansillo. Allora è in stato di virtude, quando si tiene
al mezzo, declinando da l'uno e l'altro contrario: ma quando
tende a gli estremi, inchinando a l'uno e l'altro di quelli,
tanto gli manca de esser virtude, che è doppio vizio; il
qual consiste in questo, che la cosa recede dalla sua natura,
la perfezion della quale consiste nell'unità; e là dove convegnono
gli contrarii, consta la composizione e consiste la
virtude. Ecco dunque come è morto vivente, o vivo moriente;
là onde dice: In viva morte morta vita
vivo
. Non è morto, perché vive ne l'oggetto; non è
vivo, perché è morto in se stesso; privo di morte, perché
parturisce pensieri in quello; privo di vita, perché non
vegeta o sente in se medesimo. Appresso, è bassissimo per
la considerazion de l'alto intelligibile e la compresa imbecillità
della potenza. È altissimo per l'aspirazione dell'eroico
desio che trapassa di gran lunga gli suoi termini;
ed è altissimo per l'appetito intellettuale, che non ha modo
e fine di gionger numero a numero; è bassissimo per la
violenza fattagli dal contrario sensuale che verso l'inferno
impiomba. Onde trovandosi talmente poggiar e descendere,
sente ne l'alma il piú gran dissidio che sentir si possa;
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e confuso rimane per la ribellion del senso, che lo sprona
là d'onde la raggion l'affrena, e per il contrario. Il medesimo
affatto si dimostra nella seguente sentenza, dove la
raggione in nome de Filenio dimanda, ed il furioso risponde
in nome di Pastore, che alla cura del gregge o armento de
suoi pensieri si travaglia, quai pasce in ossequio e serviggio
de la sua ninfa, ch'è l'affezione di quell'oggetto alla cui
osservanza è fatto cattivo.
Bruno Furori 978-979-980-981