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Ora, se la materia ha il suo appetito,
il quale non deve essere in vano, perché tale appetito
è della natura e procede da l'ordine della prima natura,
bisogna che il loco, il spacio, l'inane abbiano cotale appetito.
Lascio che, come è stato di sopra accennato, nessun di questi
che dice il mondo terminato, dopo aver affirmato il termine,
sa in modo alcuno fingere come quello sia; ed insieme
insieme alcun di questi, negando il vacuo ed inane con le
proposte e paroli, con l'esecuzione poi ed effetto viene a
ponerlo necessariamente. Se è vacuo ed inane, è certo capace
di ricevere; e questo non si può in modo alcuno negare,
atteso che - per tal raggione medesima, per la quale è
stimato impossibile che nel spacio dove è questo mondo,
insieme insieme si trove contenuto un altro mondo - deve
esser detto possibile che nel spacio fuor di questo mondo,
o in quel niente, se cossí dir vuole Aristotele quello che non
vuol dir vacuo, possa essere contenuto. La raggione, per la
quale lui dice dui corpi non possere essere insieme, è l'incompossibilità
delle dimensioni di uno ed un altro corpo:
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resta, dunque, per quanto richiede tal raggione, che dove
non sono le dimensioni de l'uno, possono essere le dimensioni
de l'altro. Se questa potenza vi è, dunque il spacio in
certo modo è materia; se è materia, ha l'aptitudine; se ha
l'aptitudine, per qual raggione doviamo negargli l'atto?
      Elpino. Molto bene. Ma di grazia, procediate in altro;
fatemi intendere come differenza fate tra il mondo e
l'universo.
      Filoteo. La differenza è molto divolgata fuor della scola
peripatetica. Gli stoici fanno differenza tra il mondo e
l'universo, perché il mondo è tutto quello che è pieno e
costa di corpo solido; l'universo è non solamente il mondo,
ma oltre il vacuo, inane e spacio extra di quello: e però
dicono il mondo essere finito, ma l'universo infinito. Epicuro
similmente il tutto ed universo chiama una mescuglia
di corpi ed inane; ed in questo dice consistere la natura del
mondo, il quale è infinito: e nella capacità dell'inane e
vacuo e, oltre, nella moltitudine di corpi che sono in quello.
Noi non diciamo vacuo alcuno, come quello che sia semplicemente
nulla; ma secondo quella raggione, con la quale
ciò che non è corpo che resista sensibilmente, tutto suole
esser chiamato, se ha dimensione, vacuo: atteso che comunmente
non apprendeno l'esser corpo, se non con la
proprietà di resistenza; onde dicono che, sicome non è
carne quello che non è vulnerabile, cossí non è corpo quello
che non resiste. In questo modo diciamo esser un infinito,
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cioè una eterea regione inmensa, nella quale sono innumerabili
ed infiniti corpi, come la terra, la luna ed il sole;
li quali da noi son chiamati mondi composti di pieno e
vacuo: perché questo spirito, questo aria, questo etere non
solamente è circa questi corpi, ma ancora penetra dentro
tutti, e viene insito in ogni cosa. Diciamo ancora vacuo
secondo quella raggione, per la quale rispondemo alla
questione che dimandasse dove è l'etere infinito e gli mondi;
e noi rispondessimo: in un spacio infinito, in un certo seno
nel quale ed è e s'intende il tutto, ed il quale non si può
intendere né essere in altro.
Bruno Inf 396-397-398