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- Or credo, disse il Nolano, non esser favola che le muraglia,
si ben mi ricordo, di Tebe erano vocali, e che talvolta cantavano
a raggion di musica. Si nol credete, ascoltate gli
accenti di questa barca, che ne sembra tanti pifferi con
que' fischi, che fanno udir le onde, quando entrano per le
sue fessure e rime d'ogni canto. - Noi risemo, ma Dio
sa come.
... Annibal, quando a l'imperio afflitto
Vedde farsi fortuna sí molesta,
Rise tra gente lacrimosa e mesta.

      Prudenzio. Risus Sardonicus.
      Teofilo
. Noi, invitati sí da quella dolce armonia, come
da amor gli sdegni, i tempi e le staggioni, accompagnammo
i suoni con i canti. Messer Florio, come ricordandosi de'
suoi amori cantava il «Dove, senza me, dolce mia vita».
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Il Nolano ripigliava: «Il Saracin dolente, o femenil ingegno»,
e va discorrendo. Cossí a poco a poco, per quanto ne permettea
la barca, che (benché dalle tarle ed il tempo fusse
ridutta a tale, ch' arrebe possuto servir per subero)
parea col suo festina lente tutta di piombo, e le braccia
di que' dua vecchi rotte; i quali, benché col rimenar de la
persona mostrassero la misura lunga, nulla di meno coi
remi faceano i passi corti.
Bruno Cena 55-56