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dialogo secondo

      Filoteo. Perché il primo principio è simplicissimo, però,
se secondo uno attributo fusse finito, sarebe finito secondo
tutti gli attributi; o pure, secondo certa raggione intrinseca
essendo finito e secondo certa infinito, necessariamente
in lui si intenderebe essere composizione. Se, dunque, lui
è operatore de l'universo, certo è operatore infinito e riguarda
effetto infinito; effetto dico, in quanto che tutto
ha dependenza da lui. Oltre, sicome la nostra imaginazione
è potente di procedere in infinito, imaginando sempre
grandezza dimensionale oltra grandezza e numero oltra
numero, secondo certa successione e, come se dice, in potenzia,
cossí si deve intendere che Dio attualmente intende
infinita dimensione ed infinito numero. E da questo intendere
séguita la possibilità con la convenienza ed opportunità,
che ponemo essere: dove, come la potenza attiva è infinita,
cossí, per necessaria conseguenza, il soggetto di tal potenza
è infinito; perché, come altre volte abiamo dimostrato,
il posser fare pone il posser esser fatto, il dimensionativo
pone il dimensionabile, il dimensionante pone il dimensionato.
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Giongi a questo che, come realmente si trovano corpi
dimensionati finiti, cossí l'intelletto primo intende corpo e
dimensione. Se lo intende, non meno lo intende infinito; se lo
intende infinito ed il corpo è inteso infinito, necessariamente
tal specie intelligibile è; e per esser produtta da tale intelletto,
quale è il divino, è realissima; e talmente reale, che
ha piú necessario essere che quello che attualmente è avanti
gli nostri occhi sensitivi. Quando, se ben consideri, aviene
che, come veramente è uno individuo infinito simplicissimo,
cossí sia uno amplissimo dimensionale infinito, il quale sia
in quello, e nel quale sia quello, al modo con cui lui è nel
tutto, ed il tutto è in lui. Appresso, se per la qualità corporale
veggiamo che un corpo ha potenza di aumentarsi in
infinito; come si vede nel fuoco, il quale, come ognun concede,
si amplificarebe in infinito, se si gli avicinasse materia
ed esca; qual raggion vuole, che il fuoco, che può essere
infinito e può esser per conseguenza fatto infinito, non possa
attualmente trovarsi infinito? Certo non so, come possiamo
fengere nella materia essere qualche cosa in potenza passiva
che non sia in potenza attiva nell'efficiente, e per conseguenza
in atto, anzi l'istesso atto. Certo, il dire che lo infinito
è in potenza ed in certa successione e non in atto,
necessariamente apporta seco che la potenza attiva possa
ponere questo in atto successivo e non in atto compito;
perché l'infinito non può esser compito. Onde seguitarebe
ancora che la prima causa non ha potenza attiva semplice,
absoluta ed una; ma una potenza attiva a cui risponde
la possibilità infinita successiva, ed un'altra a cui responde
la possibilità indistinta da l'atto. Lascio che, essendo terminato
il mondo, e non essendo modo di imaginare come
una cosa corporea venga circonferenzialmente a finirsi ad
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una cosa incorporea, sarebe questo mondo in potenza e
facultà di svanirsi ed annullarsi: perché, per quanto comprendemo,
tutt'i corpi sono dissolubili. Lascio, dico, che
non sarebe raggion che tolga che tal volta l'inane infinito,
benché non si possa capire di potenza attiva, debba assorbire
questo mondo come un nulla. Lascio che il luogo,
spacio ed inane ha similitudine con la materia, se pur non
è la materia istessa; come forse non senza caggione tal volta
par che voglia Platone e tutti quelli che definiscono il
luogo come certo spacio. [>]

Bruno Inf 394-395-396