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      Or vi ricordo, o fratelli e figli, che a quelli, ai quali il
fato ha dato di posser gustare l'ambrosia e bevere il nettare
e goder il grado della maestade, è ingionto ancora di comportar
tutte gravezze che quella apporta seco. Il diadema,
la mitra, la corona, senza aggravarla, non onorano la testa;
il manto regale ed il scettro non adornano senza impacciar
il corpo. Volete sapere perché io a ciò abbia impiegato il
giorno di festa, e specialmente tale quale è la presente?
Pare a voi, dunque, pare a voi che sia degno giorno di
festa questo? E credete voi che questo non deve essere
il piú tragico giorno di tutto l'anno? Chi di voi, dopo
ch'arrà ben pensato, non giudicarà cosa vituperosissima
di celebrar la commemorazion de la vittoria contra gli
giganti a tempo che da gli sorgi de la terra siamo dispreggiati
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e vilipesi? Oh che avesse piaciuto a l'omnipotente
irrefragabil fato, che allora fussemo stati discacciati dal
cielo, quando la nostra rotta per la dignità e virtú di nemici
non era vituperosa tanto; perché oggi siamo nel cielo
peggio che se non vi fussemo, peggio che se ne fussemo
stati discacciati, atteso che quel timor di noi, che ne rendea
tanto gloriosi, è spento; la gran riputazione de la maestà,
providenza e giustizia nostra è cassa; e quel che è peggio,
non abbiamo facultà e forza di riparar al nostro male,
di vendicar le nostre onte; perché la giustizia con la quale
il fato governa gli governatori del mondo, ne ha a fatto
tolta quella autorità e potestà la quale abbiamo tanto
male adoperata, discoperti e nudati avanti gli occhi di
mortali e fattigli manifesti i nostri vituperii; e fa che
il cielo medesimo con cossí chiara evidenza, come chiare ed
evidenti son le stelle, renda testimonianza de misfatti
nostri. [>]

Bruno Best 597-598