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Considerate alquanto il vero, alzate l'occhio a l'albore
de la scienza del bene e il male, vedete la contrarietà ed
opposizione ch'è tra l'uno e l'altro. Mirate chi sono i maschi,
chi sono le femine. Qua scorgete per suggetto il corpo, ch'è
vostro amico, maschio, là l'anima che è vostra nemica,
femina. Qua il maschio caos, là la femina disposizione; qua
il sonno, là la vigilia; qua il letargo, là la memoria; qua
l'odio, là l'amicizia; qua il timore, là la sicurtà; qua il rigore,
là la gentilezza; qua il scandalo, là la pace; qua il furore, là
la quiete; qua l'errore, là la verità; qua il difetto, là la
perfezione; qua l'inferno, là la felicità; qua Poliinnio pedante,
là Poliinnia musa. E finalmente tutti vizii, mancamenti
e delitti son maschi; e tutte le virtudi, eccellenze e
bontadi son femine. Quindi la prudenza, la giustizia, la
fortezza, la temperanza, la bellezza, la maestà, la dignità,
la divinità, cossí si nominano, cossí s'imaginano, cossí si
descriveno, cossí si pingono, cossí sono. E per uscir da
queste raggioni teoriche, nozionali e grammaticali, convenienti
al vostro argumento, e venire alle naturali, reali e
prattiche: non ti deve bastar questo solo esempio a ligarti
la lingua, e turarti la bocca, che ti farà confuso con quanti
altri sono tuoi compagni, se ti dovesse mandare a ritrovare
un maschio megliore o simile a questa Diva Elizabetta,
che regna in Inghilterra; la quale, per esser tanto dotata,
esaltata, faurita, difesa e mantenuta da' cieli, in vano si
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forzaranno di desmetterla l'altrui paroli o forze? A questa
dama, dico, di cui non è chi sia piú degno in tutto il regno,
non è chi sia piú eroico tra' nobili, non è chi sia piú
dotto tra' togati, non è chi sia piú saggio tra' consulari?
In comparazion de la quale, tanto per la corporal beltade,
tanto per la cognizion de lingue da volgari e dotti, tanto
per la notizia de le scienze ed arti, tanto per la prudenza
nel governare, tanto per la felicitade di grande e lunga
autoritade, quanto per tutte l'altre virtudi civili e naturali,
vilissime sono le Sofonisbe, le Faustine, le Semirami, le
Didoni, le Cleopatre ed altre tutte, de quali gloriar si possano
l'Italia, la Grecia, l'Egitto e altre parti de l'Europa
ed Asia per gli passati tempi? Testimoni mi sono gli effetti
e il fortunato successo, che non senza nobil maraviglia
rimira il secolo presente; quando nel dorso de l'Europa,
correndo irato il Tevere, minaccioso il Po, violento il Rodano,
sanguinosa la Senna, turbida la Garonna, rabbioso
l'Ebro, furibondo il Tago, travagliata la Mosa, inquieto
il Danubio; ella col splendor degli occhi suoi, per cinque
lustri e piú s'ha fatto tranquilla il grande Oceano, che col
continuo reflusso e flusso lieto e quieto accoglie nell'ampio
seno il suo diletto Tamesi; il quale, fuor d'ogni tema e
noia, sicuro e gaio si spasseggia, mentre serpe e riserpe per
l'erbose sponde. Or dunque, per cominciar da capo, quali...
      Armesso. Taci, taci, Filoteo non ti forzar di gionger
acqua al nostro Oceano e lume al nostro sole: lascia di
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mostrarti abstratto, per non dirti peggio, disputando con gli
absenti Poliinnii. Fatene un poco copia di questi presenti
dialogi, a fine che non meniamo ocioso questo giorno e ore.
      Filoteo. Prendete, leggete.
Fine del primo dialogo.

Bruno Causa 222-223-224