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Orazione di Giove.

      - Non aspettate, o Dei, che, secondo la mia consuetudine,
v'abbia ad intonar ne l'orecchio con uno artificioso
proemio, con un terso filo di narrazione e con un delettevole
agglomeramento epilogale. Non sperate ornata tessitura
di paroli, ripolita infilacciata di sentenze, ricco apparato
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di eleganti propositi, suntuosa pompa di elaborati
discorsi e, secondo l'instituto di oratori, concetti posti
tre volte a la lima prima ch'una volta a la lingua: non hoc.
      Non hoc ista sibi tempus spectacula poscit.

Credetemi, dei, perché credete il vero, già dodici volte
ha ripiene l'inargentate corna la casta Lucina, ch'io son
stato in la determinazione di far questa congregazione
oggi, in questa ora e con tai termini che vedete. Ed in
questo mentre son stato piú occupato sul considerar quello
che devo a nostro mal grado tacere, che mi sia stato lecito
di premeditar sopra quello che debbo dire.
      Odo che vi maravigliate, perché a questo tempo, rivocandovi
da vostro spasso, v'abbia fatto citar alla congregazione
e dopo pranso a subitanio concilio. Vi sento mormorare,
che in giorno festivo vi vien tocco il core di cose
seriose, e non è di voi chi a la voce de la tromba e proposito
de l'editto non sia turbato. Ma io, benché la raggione
di queste azioni e circostanze pende dal mio volere che
l' ha possute instituire, e la mia voluntà e decreto sia
l'istessa raggione de la giustizia, tutta volta non voglio
mancar, prima che proceda ad altro, di liberarvi da questa
confusione e maraviglia. [>]

Bruno Best 595-596