— 390 —
      Elpino. Voi siete fortificato molto, ma non già per
questo gittate la machina delle contrarie opinioni. Le quali
tutte hanno per famoso e come presupposto, che l'Optimo
Massimo muove il tutto. Tu dici che dona il muoversi al
tutto che si muove; e però il moto accade secondo la virtú
del prossimo motore. Certo, mi pare piú tosto raggionevole
di vantaggio che meno conveniente questo tuo dire che
il comune determinare; tutta volta, - per quel che solete
dire circa l'anima del mondo e circa l'essenza divina, che
è tutta in tutto, empie tutto ed è piú intrinseca alle cose
che la essenzia propria de quelle, perché è la essenzia de
le essenzie, vita de le vite, anima de le anime, - però non
meno mi par che possiamo dire lui movere il tutto, che
— 391 —
dare al tutto il muoversi. Onde il dubio già fatto par che
anco stia su li suoi piedi.
      Filoteo. Ed in questo facilmente posso satisfarvi. Dico,
dunque, che nelle cose è da contemplare, se cossí volete,
doi principii attivi di moto: l'uno finito secondo la raggione
del finito soggetto, e questo muove in tempo; l'altro infinito
secondo la raggione dell'anima del mondo, overo della
divinità, che è come anima de l'anima, la quale è tutta

in tutto e fa esser l'anima tutta
in tutto; e questo muove in
istante. La terra dunque ha dui
moti. Cossí tutti gli corpi che si
muoveno, hanno dui principii di
moto; de quali il principio infinito
è quello che insieme insieme
muove ed ha mosso; onde,
secondo quella raggione, il corpo
mobile non meno è stabilissimo
che mobilissimo. Come appare
nella presente figura,
che voglio significhe la terra; che
è mossa in instante in quanto
che ha motore di virtú infinita.
Quella, movendosi con il centro
da A in E, e tornando da E in A, e questo essendo
in uno instante, insieme insieme e in A ed
in E ed in tutti gli luoghi tramezzanti; e però
insieme insieme è partita e ritornata; e questo essendo
sempre cossí, aviene che sempre sia stabilissima.
Similmente, quanto al suo moto circa il centro, dove è
— 392 —
il suo oriente I, il mezzo giorno V, l'occidente K, il merinozio
O; ciascuno di questi punti circuisce per virtú di
polso infinito; e però ciascuno di quelli insieme insieme
è partito ed è ritornato; per consequenza è fisso sempre,
ed è dove era. Tanto che, in conclusione, questi corpi essere
mossi da virtú infinita è medesimo che non esser mossi;
perché movere in instante e non movere è tutto medesimo
ed uno. Rimane, dunque, l'altro principio attivo del moto,
il quale è dalla virtú intrinseca, e per conseguenza è in
tempo e certa successione; e questo moto è distinto dalla
quiete. Ecco, dunque, come possiamo dire Dio muovere il
tutto; e come doviamo intendere, che dà il muoversi al
tutto che si muove.
      Elpino. Or che tanto alta- ed efficacemente mi hai
tolta e risoluta questa difficoltà, io cedo a fatto al vostro
giudizio, e spero oltre sempre da voi ricevere simili resoluzioni;
perché, benché in poco sin ora io v'abbia pratticato
e tentato, ho pur ricevuto e conceputo assai; e spero di
gran vantaggio piú; perché, benché a pieno non vegga
l'animo vostro, dal raggio che diffonde scorgo che dentro
si rinchiude o un sole oppure un luminar maggiore. E da
oggi in poi, non con speranza di superar la vostra sufficienza,
ma con dissegno di porgere occasione a vostre elucidazioni,
ritornarò a proporvi, se vi dignarete di farvi ritrovar per
tanti giorni alla medesima ora in questo loco, quanti bastaranno
ad udir ed intender tanto che mi quiete a fatto
la mente.
      Filoteo. Cossí farò.
— 393 —
      Fracastorio. Sarai gratissimo, e vi saremo attentissimi
auditori.
      Burchio. Ed io, quantunque poco intendente, se non
intenderò li sentimenti, ascoltarò le paroli; se non ascoltarò
le paroli, udirò la voce. Adio!
Fine del primo dialogo.

Bruno Inf 390-391-392-393