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A te, Giove, par che abbian commosse le specie di gagliardi
e fluttuanti pensieri, e t'abbia fatto dovenir triste; per ciò
che inescusabilmente ognuno ti giudica, benché io solo
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ardisca di dirlo, vinto ed oppresso da l'atra bile, perché
in questa occorrenza che non siamo convenuti provisti
a far conseglio, in questa occasione che siamo uniti per la
festa, in questo tempo dopo pranso, e con queste circonstanze
d'aver ben mangiato e meglio bevuto, volete trattar
di cose tanto seriose, quanto mi par intendere ed alcunamente
posso annasare col discorso. - Ora, perché non è
consuetudine, né pur molto lecito a gli altri dei di disputar
con Momo, Giove, avendolo con un mezzo ed alquanto
dispettoso riso remirato, senza punto rispondergli, monta
su l'alta catedra, siede, remira in cerchio la corona de l'assistente
gran Senato. Da quel sguardo convien ch'a tutti
venesse a palpitar il core e per scossa di maraviglia e per
punta di timore e per émpito di riverenza e di rispetto,
che suscita ne' petti mortali ed immortali la maestade
quando si presenta; appresso, avendo alquanto bassate le
palpebre, e poco dopo allunate le pupille in alto, e sgombrato
un focoso suspiro dal petto, proruppe in questa
sentenza:
Bruno Best 594-595