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      Armesso. Cossí è disposto il mondo: noi facciamo il
Democrito sopra gli pedanti e grammatisti, gli solleciti
corteggiani fanno il Democrito sopra di noi, gli poco penserosi
monachi e preti democriteggiano sopra tutti; e reciprocamente
gli pedanti si beffano di noi, noi di corteggiani,
tutti degli monachi; e in conclusione, mentre l'uno è pazzo
all'altro, verremo ad esser tutti differenti in specie e concordanti
in genere et numero et casu.
      Filoteo. Diverse per ciò son specie e maniere de le censure,
varii sono gli gradi di quelle, ma le piú aspre, dure,
orribili e spaventose son degli nostri archididascali. Però
a questi doviamo piegar le ginocchia, chinar il capo, converter
gli occhi ed alzar le mani, suspirar, lacrimar, esclamare
e dimandar mercede. A voi dunque mi rivolgo, o chi
portate in mano il caduceo di Mercurio per decidere ne le
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controversie, e determinate le questioni ch'accadeno tra
gli mortali e tra gli dei; a voi, Menippi, che, assisi nel globo
de la luna, con gli occhi ritorti e bassi ne mirate, avendo
a schifo e sdegno i nostri gesti; a voi, scudieri di Pallade,
antesignani di Minerva, castaldi di Mercurio, magnarii
di Giove, collattanei di Apollo, manuarii d'Epimeteo,
botteglieri di Bacco, agasoni delle Evante, fustigatori
de le Edonide, impulsori delle Tiade, subagitatori delle
Menadi, subornatori delle Bassaridi, equestri delle Mimallonidi,
concubinarii della ninfa Egeria, correttori de
l'intusiasmo, demagoghi del popolo errante, disciferatori
di Demogorgone, Dioscori delle fluttuanti discipline, tesorieri
del Pantamorfo, e capri emissarii del sommo pontefice
Aron; a voi raccomandiamo la nostra prosa, sottomettemo
le nostre muse, premisse, subsunzioni, digressioni,
parentesi, applicazioni, clausule, periodi, costruzioni, adiettivazioni,
epitetismi. O voi, suavissimi aquarioli, che con
le belle eleganzucchie ne furate l'animo, ne legate il core,
ne fascinate la mente, e mettete in prostribulo le meretricole
anime nostre; riferite a buon conseglio i nostri barbarismi,
date di punta a' nostri solecismi, turate le male olide voragini,
castrate i nostri Sileni, imbracate gli nostri Nohemi,
fate eunuchi di nostri macrologi, rappezzate le nostre eclipsi,
affrenate gli nostri taftologi, moderate le nostre acrilogie,
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condonate a nostre escrilogie, iscusate i nostri perissologi,
perdonate a' nostri cacocefati. Torno a scongiurarvi tutti
in generale, e in particulare te, severo supercilioso e salvaticissimo
maestro Poliinnio, che dismettiate quella rabbia
contumace e quell'odio tanto criminale contra il nobilissimo
sesso femenile; e non ne turbate quanto ha di bello il
mondo, e il cielo con suoi tanti occhi scorge. Ritornate,
ritornate a voi, e richiamate l'ingegno, per cui veggiate
che questo vostro livore non è altro che mania espressa e
frenetico furore. Chi è piú insensato e stupido, che quello che
non vede la luce? Qual pazzia può esser piú abietta, che per
raggion di sesso, esser nemico all'istessa natura, come quel
barbaro re di Sarza, che, per aver imparato da voi, disse:
Natura non può far cosa perfetta
Poi che natura femina vien detta.

Bruno Causa 219-220-221