— 879 —
      Saulino. Fidele colui che non permette che siano tentati
sopra quel che possono: lui conosce li suoi, lui tiene e
mantiene gli suoi per suoi, e non gli possono esser tolti.
O santa ignoranza, o divina pazzia, o sopraumana asinità!
Quel rapto, profondo e contemplativo Areopagita, scrivendo
a Caio, afferma che la ignoranza è una perfettissima scienza;
come per l'equivalente volesse dire che l'asinità è una divinità.
— 880 —
Il dotto Agostino, molto inebriato di questo divino
nettare, nelli suoi Soliloquii testifica che la ignoranza
piú tosto che la scienza ne conduce a Dio, e la scienza
piú tosto che l'ignoranza ne mette in perdizione. In figura
di ciò vuole ch'il redentor del mondo con le gambe e piedi
de gli asini fusse entrato in Gerusalemme, significando
anagogicamente in questa militante quello che si verifica
nella trionfante cittade; come dice il profeta salmeggiante:
Non in fortitudine equi voluntatem habebit, neque in tibiis
viri beneplacitum erit ei.

      Coribante. Supple tu: Sed in fortitudine et tibiis asinae
et pulli filii coniugalis
.
      Saulino. Or, per venire a mostrarvi come non è altro
che l'asinità quello con cui possiamo tendere ed avvicinarci
a quell'alta specola, voglio che comprendiate e sappiate
non esser possibile al mondo meglior contemplazione che
quella che niega ogni scienza ed ogni apprension e giudicio
di vero; di maniera che la somma cognizione è certa stima
che non si può saper nulla e non si sa nulla, e per consequenza
di conoscersi di non posser esser altro che asino e
non esser altro che asino; allo qual scopo giunsero gli socratici,
platonici, efettici, pirroniani ed altri simili, che non
ebbero l'orecchie tanto picciole, e le labbra tanto delicate,
e la coda tanto corta, che non le potessero lor medesimi
vedere.
Bruno Cab 879-880