— 593 —
Seconda parte del primo Dialogo.

Con questo dire, di passo in passo suspirando, il gran
padre de la patria celeste, avendo finito il suo raggionamento
con Venere, il proposito di ballare converse in
proponimento di fare il gran conseglio con gli dei de la
tavola ritonda: cioè tutti quei che non sono apposticci,
ma naturali, ed han testa di conseglio, esclusi gli capi di
montone, corna di bue, barbe di capro, orecchie d'asino,
denti di cane, occhi di porco, nasi di simia, fronti di becco,
stomachi di gallina, pancie di cavallo, piedi di mulo e code
— 594 —
di scorpione. Però, data la crida per bocca di Miseno,
figlio di Eolo (perché Mercurio sdegna l'essere, come
anticamente fue, trombettiero e pronunziator di editto),
que' tutti dei, ch'erano dispersi per il palaggio, si trovorno
ben presto radunati. Qua dopo tutti, essendo fatto alquanto
di silenzio, non men con triste e mesto aspetto che con
alta presenza e preeminenza maestrale, menando i passi
Giove, prima che montasse in solio e comparisse in tribunale,
se gli appresenta Momo; il quale, con la solita libertà
di parlare, disse cossí con voce tanto bassa che fu da tutti
udita: - Questo concilio deve essere differito ad altro
giorno ed altra occasione, o padre, perché questo umore
di venir in conclave adesso, immediate dopo pranso, pare
che sia occasionato dalla larga mano del tuo tenero coppiero;
perché il nettare, che non può essere dal stomaco
ben digerito, non consola o refocilla, ma altera e contrista
la natura e perturba la fantasia, facendo altri senza proposito
gai, altri disordinatamente allegri, altri superstiziosamente
devoti, altri vanamente eroici, altri colerici, altri
machinatori di gran castegli, sin tanto che, col svanimento
di medesime fumositadi, che passano per diversamente
complessionati cervelli, ogni cosa casca e va in fumo.
Bruno Best 593-594