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      Elitropio. Dite quel che volete, intendetela come vi
piace; io dico, che per la felicità de la vita è meglio stimarsi
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Creso ed esser povero, che tenersi povero ed esser
Creso. Non è piú convenevole alla beatitudine aver una zucca
che ti paia bella e ti contente, che una Leda, una Elena,
che ti dia noia e ti vegna in fastidio? Che dunque importa
a costoro l'essere ignoranti e ignobilmente occupati, se
tanto son piú felici, quanto piú solamente piaceno a se medesimi?
Cossí è buona l'erba fresca a l'asino, l'orgio al
cavallo, come a te il pane di puccia e la perdice; cossí
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si contenta il porco de le ghiande e il brodo, come un Giove
de l'ambrosia e nettare. Volete forse toglier costoro da
quella dolce pazzia, per la qual cura appresso ti derrebono
rompere il capo? Lascio che, chi sa se è pazzia questa
o quella? Disse un pirroniano: chi conosce se il nostro
stato è morte, e quello di quei che chiamiamo defunti,
è vita? Cossí chi sa se tutta la felicità e vera beatitudine
consiste nelle debite copulazioni e apposizioni de' membri
dell'orazioni?
Bruno Causa 217-218-219