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Veddero e considerorno
que' santi dottori e rabini illuminati, che gli superbi e
presumptuosi sapienti del mondo, quali ebbero fiducia nel
proprio ingegno, e con temeraria e gonfia presunzione
hanno avuto ardire d'alzarsi alla scienza de secreti divini
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e que' penetrali della deitade, non altrimente che coloro
ch'edificâro la torre di Babelle, son stati confusi e messi
in dispersione, avendosi essi medesimi serrato il passo,
onde meno fussero abili alla sapienza divina e visione della
veritade eterna. Che fêro? qual partito presero? Fermâro
i passi, piegâro o dismisero le braccia, chiusero gli occhi,
bandiro ogni propria attenzione e studio, riprovâro qualsivoglia
uman pensiero, riniegâro ogni sentimento naturale:
ed in fine si tennero asini. E quei che non erano, si transformâro
in questo animale: alzâro, distesero, acuminâro,
ingrossâro e magnificorno l'orecchie; e tutte le potenze de
l'anima riportorno e uniro nell'udire, con ascoltare solamente
e credere: come quello, di cui si dice: In auditu
auris obedivit mihi.
Là concentrandosi e cattivandosi la
vegetativa, sensitiva ed intellettiva facultade, hanno inceppate
le cinque dita in un'unghia, perché non potessero,
come l'Adamo, stender le mani ad apprendere il frutto
vietato dall'arbore della scienza, per cui venessero ad
essere privi de frutti de l'arbore della vita, o come Prometeo
(che è metafora di medesimo proposito), stender le
mani a suffurar il fuoco di Giove, per accendere il lume
nella potenza razionale. [>]

Bruno Cab 877-878