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- Perché piangi Venere? perché ridi, Momo?
disse, vedendo questo mostrar i denti, e quella versar
lacrime. Ancora Momo sa, quando un di questi buffoni
(de quali ciascuno suol porgere piú veritadi di fatti suoi
a l'orecchi del principe, che tutto il resto de la corte insieme,
e per quali per il piú color, che non ardiscono di
parlare, sotto specie di gioco parlano, e fanno muovere e
muovono de propositi) disse che Esculapio ti avea fatta
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provisione di polvere di corno di cervio e di conserva
di coralli, dopo averti cavate due mole guaste tanto secretamente,
che ora non è pietruccia in cielo che nol sappia.
Vedi, dunque, cara sorella, come ne doma il tempo traditore,
come tutti siamo suggetti alla mutazione: e quel che
piú tra tanto ne afflige, è che non abbiamo certezza né
speranza alcuna di ripigliar quel medesimo essere a fatto,
in cui tal volta fummo. Andiamo, e non torniamo medesimi;
e come non avemo memoria di quel che eravamo,
prima che fussemo in questo essere, cossí non possemo
aver saggio di quel che saremo da poi. Cossí, il timore,
pietà e religione di noi, l'onore, il rispetto e l'amore vanno
via; li quali appresso la forza, la providenza, la virtú,
dignità, maestà e bellezza, che volano da noi, non altrimente
che l'ombra insieme col corpo, si parteno. [>]

Bruno Best 591-592