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Avevano i competitori poste in quattro cose loro speranze,
nelle quali come scogli il Vico dovesse rompere. Tutti, menati
dalla interna stima che ne avevano, credevan certamente che
egli avesse a fare una magnifica e lunga prefazion de' suoi meriti
inverso l'universitá. Pochi, i quali intendevano ciò che egli
arebbe potuto, auguravano che egli ragionerebbe sul testo per
gli suoi Princípi del dritto universale, onde con fremito dell'
udienza arebbe rotte le leggi stabilite di concorrere in giurisprudenza.
Gli piú, che stimano solamente maestri della facoltá
coloro che l'insegnano a giovani, si lusingavano o che, ella
essendo una legge dove Ottomano aveva detto di molta erudizione,
egli con Ottomano vi facesse tutta la sua comparsa,
o che, su questa legge avendo Fabbro attaccato tutti i primi
lumi degl'interpetri e non essendovi stato alcuno appresso che
avesse al Fabbro risposto, il Vico arebbe empiuta la lezione
di Fabbro e non l'arebbe attaccato. Ma la lezione del Vico riuscí
tutta fuori della loro aspettazione, perché egli vi entrò con una
brieve, grave e toccante invocazione; recitò immediatamente il
principio della legge, sul quale e non negli altri suoi paragrafi
restrinse la sua lezione; e, doppo ridotta in somma e partita,
immediatamente in una maniera quanto nuova ad udirsi in sí
fatti saggi cotanto usata da' romani giureconsulti, che da per tutto
risuonano: «Ait lex», «Ait senatusconsultum», «Ait praetor»,
con somigliante formola «Ait iurisconsultus» interpetrò le parole
della legge una per una partitamente, per ovviare a quell'
accusa che spesse volte in tai concorsi si ode, che egli avesse
punto dal testo divagato, perché sarebbe stato affatto ignorante
maligno alcuno che avesse voluto scemarne il pregio perché
egli l'avesse potuto fare sopra un principio di titolo, perché non
sono giá le leggi ne' Pandetti disposte con alcun metodo scolastico
d'instituzioni, e, come egli fu in quel principio allogato
Papiniano, poteva ben altro giureconsulto allogarsi, che con
altre parole ed altri sentimenti avesse data la diffinizione dell'
azione che ivi si tratta. Indi dalla interpetrazione delle parole
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tragge il sentimento della diffinizione papinianea, l'illustra con
Cuiacio, indi la fa vedere conforme a quella degl'interpetri
greci. Immediatamente appresso si fa incontro al Fabbro, e dimostra
con quanto leggieri o cavillose o vane ragioni egli riprende
Accursio, indi Paolo di Castro, poi gl'interpetri oltramontani
antichi, appresso Andrea Alciato; ed avendo dinanzi,
nell'ordine de' ripresi da Fabbro, preposto Ottomano a Cuiacio,
nel seguirlo si dimenticò di Ottomano e, dopo Alciato, prese
Cuiacio a difendere; di che avvertito, trappose queste parole:
«Sed memoria lapsus Cuiacium Othmano praeverti; at mox,
Cuiacio absoluto, Hotmanum a Fabro vindicabimus
». Tanto egli
aveva poste speranze di fare con Ottomano il concorso! Finalmente,
sul punto che veniva alla difesa di Ottomano, l'ora della
lezione finí.
Vico Aut 45-46