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      Io che sopra quell'altro ho fulminata l'isola di Prochita;
io ch' ho reprimuta l'audacia di Licaone, ed a tempo
di Deucalione liquefeci la terra al ciel rubella; e con tanti
altri manifesti segnali mi son mostrato degnissimo della
mia autoritade; or non ho polso di contrastar a certi mezi
uomini, e mi bisogna, al grande mio dispetto, a voto di
caso e di fortuna lasciar correre il mondo; e chi meglio la
séguita, l'arrive, e chi la vence, la goda. Ora son fatto qual
quel vecchio esopico lione, a cui impune l'asino dona di
calci, e la simia fa de le beffe, e, quasi come ad un insensibil
ceppo, il porco vi si va a fricar la pancia polverosa.
Là dove io avevo nobilissimi oracoli, fani ed altari, ora,
essendono quelli gittati per terra ed indegnissimamente
profanati, in loco loro han dirizzate are e statue a certi
ch'io mi vergogno nominare, perché son peggio che li nostri
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satiri e fauni ed altri semebestie, anzi piú vili che gli
crocodilli d'Egitto; perché quelli pure, magicamente
guidati, mostravano qualche segno de divinità; ma costoro
sono a fatto lettame de la terra. Il che tutto è provenuto
per la ingiuria della nostra nemica fortuna, la quale non
l' ha eletti ed inalzati tanto per onorar quelli, quanto per
nostro vilipendio, dispreggio e vituperio maggiore. Le leggi,
statuti, culti, sacrificii e ceremonie, ch'io già per li miei
Mercurii ho donate, ordinati, comandati ed instituiti, son
cassi ed annullati; ed in vece loro si trovano le piú sporche
ed indegnissime poltronarie che possa giamai questa cieca
altrimente fengere, a fine che, come per noi gli omini doventavano
eroi, adesso dovegnano peggio che bestie. [>]

Bruno Best 588-589