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      Mostra la caggion ed origine onde si concepe il furore
e nasce l'entusiasmo, per solcar il campo de le muse, spargendo
il seme de suoi pensieri, aspirando a l'amorosa messe,
scorgendo in sé il fervor de gli affetti in vece del sole, e
l'umor de gli occhi in luogo de le piogge. Mette quattro
cose avanti: l'amore, la sorte, l'oggetto,
la gelosia. Dove l'amore non è un basso, ignobile
ed indegno motore, ma un eroico signor e duce de lui;
la sorte non è altro che la disposizion fatale ed ordine
d'accidenti, alli quali è suggetto per il suo destino; l'oggetto
è la cosa amabile ed il correlativo de l'amante; la
gelosia è chiaro che sia un zelo de l'amante circa la cosa
amata, il quale non bisogna donarlo a intendere a chi ha
gustato amore, ed in vano ne forzaremo dechiararlo ad
altri. L'amore appaga, perché a chi ama, piace l'amare;
e colui che veramente ama, non vorrebbe non amare.
Onde non voglio lasciar de referire quel che ne mostrai
in questo mio sonetto:
      Cara, suave ed onorata piaga
Del più bel dardo, che mai scelse Amore,
Alto, leggiadro e precioso ardore,
Che gir fai l'alma di sempr'arder vaga;

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      Qual forza d'erba e virtù d'arte maga
Ti torrà mai dal centro del mio core;
Se chi vi porge ognor fresco vigore,
Quanto più mi tormenta, più m'appaga?
      Dolce mio duol, novo nel mondo e raro,
Quando del peso tuo girò mai scarco,
S'il rimedio m'è noia, e 'l mal diletto?
      Occhi, del mio signor facelle ed arco,
Doppiate fiamme a l'alma e strali al petto,
Poich'il languir m'è dolce e l'ardor caro.

      La sorte affanna per non felici e non bramati
successi, o perché faccia stimar il suggetto men degno de
la fruizion de l'oggetto, e men proporzionato a la dignità
di quello; o perché non faccia reciproca correlazione; o per
altre caggioni ed impedimenti che s'attraversano. L'oggetto
contenta il suggetto, che non si pasce d'altro, altro
non cerca, non s'occupa in altro e per quello bandisce
ogni altro pensiero. La gelosia sconsola, perché,
quantunque sia figlia dell'amore da cui deriva, compagna
di quello con cui va sempre insieme, segno del medesimo,
perché quello s'intende per necessaria consequenza dove
lei si dimostra (come sen può far esperienza nelle generazioni
intiere, che per freddezza di regione e tardezza d'ingegno
meno apprendono, poco amano e niente hanno di
gelosia), tutta volta con la sua figliolanza, compagnia e
significazione vien a perturbar ed attossicare tutto quel
che si trova di bello e buono nell'amore. Là onde dissi in
un altro mio sonetto:
      O d'invidia ed amor figlia sí ria,
Che le gioie del padre volgi in pene,
Caut'Argo al male, e cieca talpa al bene,
Ministra di tormento, Gelosia,

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      Tisifone infernal fetid'Arpia,
Che l'altrui dolce rapi ed avvelene;
Austro crudel, per cui languir conviene
Il più bel fior de la speranza mia;
      Fiera da te medesma disamata,
Augel di duol, non d'altro mai, presago,
Pena, ch'entri nel cor per mille porte:
      Se si potesse a te chiuder l'entrata,
Tant'il regno d'amor saria più vago,
Quant'il mondo senz'odio e senza morte.

Giongi a quel ch'è detto, che la Gelosia non sol tal volta
è la morte e ruina de l'amante, ma per le spesse volte
uccide l'istesso amore, massime quando parturisce il sdegno:
percioché viene ad essere talmente dal suo figlio affetta,
che spinge l'amore e mette in dispreggio l'oggetto,
anzi non lo fa piú essere oggetto.
Bruno Furori 965-966-967