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      Sebasto. Voi dite bene, che secondo l'ordine della natura
sono prossimi la verità e l'ignoranza o asinità: come sono
talvolta uniti l'oggetto, l'atto e la potenza. Ma fate ora
chiaro, perché piú tosto volete far gionta e vicina l'ignoranza
o asinità, che la scienza o cognizione: atteso che tanto
manca che l'ignoranza e pazzia debbano esser prossime
e come coabitatrici della verità, che ne denno essere a tutta
distanza lontane, perché denno esser gionte alla falsità,
come cose appartenenti ad ordine contrario.
      Saulino. Perché la sofia creata senza l'ignoranza o
pazzia, e per conseguenza senza l'asinità che le significa
ed è medesima con esse, non può apprendere la verità;
e però bisogna che sia mediatrice; perché come nell'atto
mediante concorreno gli estremi o i termini, oggetto e
potenza, cossí nell'asinità concorreno la verità e la cognizione,
detta da noi sofia.
      Sebasto. Dite brevemente la caggione.
— 874 —
      Saulino. Perché il saper nostro è ignorare, o perché
non è scienza di cosa alcuna e non è apprensione di verità
nessuna, o perché se pur a quella è qualche entrata, non
è se non per la porta che ne viene aperta da l'ignoranza,
la quale è l'istesso camino, portinaio e porta. Or se la sofia
scorge la verità per l'ignoranza, la scorge per la stoltizia
consequentemente, e consequentemente per l'asinità. Là
onde chi ha tal cognizione, ha de l'asino, ed è partecipe di
quella idea.
Bruno Cab 873-874