— 587 —
Oggi per la festa mi si rinova la
memoria di quella disposizione, nella quale io mi ritrovavo
quando fulminai e debellai que' fieri giganti che ardîro
di ponere sopra Pelia Ossa, e sopra Ossa Olimpo; quando
io il feroce Briareo, a cui la madre Terra avea donate cento
braccia e cento mani, acciò potesse con l' émpito di cento
versati scogli contra gli dei debellare il cielo, fui potente
di abissare alle nere caverne dell'orco voraginoso; quando
relegai il presuntuoso Tifeo là dove il mar Tirreno col
Jonio si congionge, spingendogli sopra l'isola Trinacria, a
— 588 —
fin che al vivo corpo la fusse perpetua sepoltura. Onde
dice un poeta:
      Ivi a l'ardito ed audace Tifeo,
Che carco giace del Trinacrio pondo,
Preme la destra del monte Peloro
La grieve salma; e preme la sinistra
Il nomato Pachin; e l'ampie spalli,
Ch'al peso han fatto i calli,
Calca il sassoso e vasto Lilibeo;
E 'l capo orrendo aggrieva Mongibello,
Dove col gran martello
Folgori tempra il scabroso Vulcano.

Bruno Best 587-588