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proemiale epistola
scritta all'illustrissimo
signor michel di castelnovo

Signor di Mauvissiero, Concressalto e di Ionvilla,
Cavallier de l'ordine del Re Cristianissimo, Conseglier del suo
privato Conseglio,
Capitano di 50 uomini d'arme
e Ambasciator alla Serenissima Regina d'Inghilterra.

      Illustrissimo e unico cavalliero, s'io rivolgo gli occhi della
considerazione a remirar la vostra longanimità, perseveranza
e sollecitudine, con cui, giongendo ufficio ad ufficio, beneficio
a beneficio, m'avete vinto, ubligato e stretto, e solete superare
ogni difficultà, scampar da qualsivoglia periglio, e ridur a
fine tutti vostri onoratissimi dissegni; vegno a scorgere quanto
propriamente vi conviene quella generosa divisa, con la quale
ornate il vostro terribil cimiero: dove quel liquido umore,
che suavemente piaga, mentre continuo e spesso stilla, per
forza di perseveranza rammolla, incava, doma, spezza e ispiana
un certo, denso, aspro, duro e ruvido sasso.
      Se da l'altro lato mi riduco a mente come (lasciando gli
altri vostri onorati gesti da canto), per ordinazion divina e
alta providenza e predestinazione, mi siete sufficiente e saldo
difensore negl'ingiusti oltraggi ch'io patisco (dove bisognava
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che fusse un animo veramente eroico per non dismetter le
braccia, desperarsi e darsi vinto a sí rapido torrente di criminali
imposture, con quali a tutta possa m'ave fatto émpeto
l'invidia d'ignoranti, la presunzion di sofisti, la detrazion di
malevoli, la murmurazion di servitori, gli sussurri di mercenarii,
le contradizioni di domestici, le suspizioni di stupidi,
gli scrupoli di riportatori, gli zeli d'ipocriti, gli odii di barbari,
le furie di plebei, furori di popolari, lamenti di ripercossi e
voci di castigati; ove altro non mancava ch'un discortese,
pazzo e malizioso sdegno feminile, di cui le false lacrime soglion
esser più potenti, che quantosivoglia tumide onde e rigide
tempeste di presunzioni, invidie, detrazioni, mormorii, tradimenti,
ire, sdegni, odii e furori); ecco vi veggio qual saldo,
fermo e constante scoglio, che, risorgendo e mostrando il capo
fuor di gonfio mare, né per irato cielo, né per orror d'inverno,
né per violente scosse di tumide onde, né per stridenti aerie
procelle, né per violento soffio d'Aquiloni, punto si scaglia,
si muove o si scuote; ma tanto piú si rinverdisce e di simil
sustanza s'incota e si rinveste. Voi, dunque, dotato di doppia
virtú, per cui son potentissime le liquide e amene stille, e vanissime
l'onde rigide e tempestose; per cui contra le goccie si
rende sí fiacco il fortunato sasso, e contra gli flutti sorge sí
potente il travagliato scoglio; siete quello, che medesimo si
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rende sicuro e tranquillo porto alle vere muse, e ruinosa roccia
in cui vegnano a svanirsi le false munizioni de impetuosi dissegni
de lor nemiche vele. Io, dunque, qual nessun giamai
poté accusar per ingrato, nullo vituperò per discortese, e di
cui non è chi giustamente lamentar si possa; io, odiato da stolti,
dispreggiato da vili, biasimato da ignobili, vituperato da
furfanti e perseguitato da genii bestiali; io, amato da savii,
admirato da dotti, magnificato da grandi, stimato da potenti
e favorito dagli dei; io, per tale tanto favore da voi già ricettato,
nodrito, difeso, liberato, ritenuto in salvo, mantenuto
in porto; come scampato per voi da perigliosa e gran tempesta;
a voi consacro questa àncora, queste sarte, queste fiaccate
vele, e queste a me piú care e al mondo future piú preziose
merci, a fine che per vostro favore non si sommergano dall'iniquo,
turbulento e mio nemico Oceano. Queste, nel sacrato
tempio della Fama appese, come saran potenti contra la protervia
de l'ignoranza e voracità del tempo, cossí renderanno
eterna testimonianza dell'invitto favor vostro; a fin che conosca
il mondo che questa generosa e divina prole, inspirata
da alta intelligenza, da regolato senso conceputa e da nolana
Musa parturita, per voi non è morta entro le fasce, e oltre si
promette vita, mentre questa terra col suo vivace dorso verrassi
svoltando all'eterno aspetto de l'altre stelle lampegianti.
      Eccovi quella specie di filosofia nella quale certa e veramente
si ritrova quello che ne le contrarie e diverse vanamente
si cerca. E primeramente con somma brevità vi porgo per
cinque dialogi tutto quello che par che faccia alla contemplazion
reale della causa, principio e uno.
Bruno Causa 175-176-177