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      Fracastorio. Vi esplicate molto bene, e mostrate di comprender
bene le raggioni e non esser sofista, perché accettate
quel che non si può negare.
      Elpino. Pure vorei udire quel che resta di raggione del
principio e causa efficiente eterna: se a quella convegna
questo effetto di tal sorte infinito, e se per tanto in fatto
tale effetto sia.
      Filoteo. Questo è quel che io dovevo aggiongere. Perché,
dopo aver detto l'universo dover essere infinito per la capacità
ed attitudine del spacio infinito, e per la possibilità
e convenienza dell'essere di innumerabili mondi, come
questo; resta ora provarlo e dalle circostanze dell'efficiente
che deve averlo produtto tale, o, per parlar meglio, produrlo
sempre tale, e dalla condizione del modo nostro de
intendere. Possiamo piú facilmente argumentare che infinito
spacio sia simile a questo che veggiamo, che argumentare
che sia tale quale non lo veggiamo né per essempio
né per similitudine né per proporzione né anco per imaginazione
alcuna la quale al fine non destrugga se medesima.
Ora, per cominciarla: perché vogliamo o possiamo noi
pensare che la divina efficacia sia ociosa? perché vogliamo
dire che la divina bontà la quale si può communicare alle
cose infinite e si può infinitamente diffondere, voglia essere
scarsa ed astrengersi in niente, atteso che ogni cosa finita
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al riguardo de l'infinito è niente? perché volete quel centro
della divinità, che può infinitamente in una sfera (se cossí
si potesse dire) infinita amplificarse, come invidioso, rimaner
piú tosto sterile che farsi comunicabile, padre fecondo,
ornato e bello? voler piú tosto comunicarsi diminutamente
e, per dir meglio, non comunicarsi, che secondo la raggione
della gloriosa potenza ed esser suo? perché deve esser
frustrata la capacità infinita, defraudata la possibilità de
infiniti mondi che possono essere, pregiudicata la eccellenza
della divina imagine che deverebe piú risplendere in uno
specchio incontratto e secondo il suo modo di essere infinito,
immenso? perché doviamo affirmar questo che, posto,
mena seco tanti inconvenienti e, senza faurir leggi, religioni,
fede o moralità in modo alcuno, destrugge tanti principii
di filosofia? Come vuoi tu che Dio, e quanto alla potenza
e quanto a l'operazione e quanto a l'effetto (che in lui
son medesima cosa), sia determinato, e come termino della
convessitudine di una sfera, piú tosto che, come dir si può,
termino interminato di cosa interminata? Termino, dico,
senza termine, per esser differente la infinità dell'uno da
l'infinità dell'altro: perché lui è tutto l'infinito complicatamente
e totalmente, ma l'universo è tutto in tutto
(se pur in modo alcuno si può dir totalità, dove non è parte
né fine) explicatamente, e non totalmente; per il che l'uno
ha raggion di termine, l'altro ha raggion di terminato,
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non per differenza di finito ed infinito, ma perché l'uno è
infinito e l'altro è finiente secondo la raggione del totale
e totalmente essere in tutto quello che, benché sia tutto
infinito, non è però totalmente infinito; perché questo
ripugna alla infinità dimensionale.
Bruno Inf 380-381-382