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      Con questi studi, con queste cognizioni, con questi quattro
auttori che egli ammirava sopra tutt'altri, con desiderio di piegargli
in uso della cattolica religione, finalmente il Vico intese
non esservi ancora nel mondo delle lettere un sistema, in cui
accordasse la miglior filosofia, qual è la platonica subordinata
alla cristiana religione, con una filologia che portasse necessitá
di scienza in entrambe le sue parti, che sono le due storie, una
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delle lingue, l'altra delle cose; e dalla storia delle cose si accertasse
quella delle lingue, di tal condotta che sí fatto sistema
componesse amichevolmente e le massime de' sapienti dell'
accademie e le pratiche de' sapienti delle repubbliche. Ed
in questo intendimento egli tutto spiccossi dalla mente del Vico
quello che egli era ito nella mente cercando nelle prime orazioni
augurali ed aveva dirozzato pur grossolanamente nella
dissertazione De nostri temporis studiorum ratione e, con un
poco piú di affinamento, nella Metafisica. Ed in un'apertura di
studi pubblica solenne dell'anno 1719 propose questo argomento:
Omnis divinae atque humanae eruditionis elementa tria: nosse,
velle, posse; quorum principium unum mens, cuius oculus ratio,
cui aeterni veri lumen praebet Deus
. E partí l'argomento cosí:
«Nunc haec tria elementa, quae tam existere et nostra esse quam
nos vivere certo scimus, una illa re de qua omnino dubitare non
possumus, nimirum cogitatione, explicemus. Quod quo facilius
faciamus, hanc tractationem universam divido in partes tres: in
quarum prima omnia scientiarum principia a Deo esse; in secunda,
divinum lumen sive aeternum verum per haec tria quae
proposuimus elementa, omnes scientias permeare, easque omnes
una arctissima complexione colligatas alias in alias dirigere et
cunctas ad Deum, ipsarum principium, revocare: in tertia, quicquid
usquam de divinae ac humanae eruditionis principiis scriptum
dictumve sit quod cum his principiis congruerit, verum; quod
dissenserit, falsum esse demonstremus. Atque adeo de divinarum
atque humanarum rerum notitia haec agam tria: de origine, de
circulo, de constantia; et ostendam origines omnes a Deo provenire,
circulo ad Deum redire omnes, constantia omnes constare in
Deo omnesque eas ipsas praeter Deum tenebras esse et errores
».
E vi ragionò sopra da un'ora e piú.
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      Sembrò a taluni l'argomento, particolarmente per la terza
parte, piú magnifico che efficace, dicendo che non di tanto si era
compromesso Pico della Mirandola quando propose sostenere
«conclusiones de omni scibili», perché ne lasciò la grande e
maggior parte della filologia, la quale, intorno a innumerabili cose
delle religioni, lingue, leggi, costumi, domíni, commerzi, imperi,
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governi, ordini ed altre, è ne' suoi incominciamenti mozza,
oscura, irragionevole, incredibile e disperata affatto da potersi
ridurre a princípi di scienza. Onde il Vico, per darne innanzi
tempo un'idea che dimostrasse poter un tal sistema uscire
all'effetto, ne diede fuora un saggio l'anno 1720, che corse per
le mani de' letterati d'Italia e d'oltremonti, sopra il quale alcuni
diedero giudizi svantaggiosi; però, non gli avendo poi sostenuti
quando l'opera uscí adornata di giudizi molto onorevoli di
uomini letterati dottissimi, co' quali efficacemente la lodarono,
non sono costoro da essere qui mentovati. Il signor Anton
Salvini, gran pregio dell'Italia, degnossi fargli contro alcune difficoltá
filologiche (le quali fece a lui giugnere per lettera scritta
al signor Francesco Valletta, uomo dottissimo e degno erede
della celebre biblioteca vallettiana lasciata dal signor Gioseppe,
suo avo), alle quali gentilmente rispose il Vico nella Constanza
della filologia
; altre filosofiche del signor Ulrico Ubero e del
signor Cristiano Tomasio, uomini di rinomata letteratura della
Germania, gliene portò il signor Luigi barone di Ghemminghen,
alle quali egli si ritruovava giá aver soddisfatto con l'opera
istessa, come si può vedere nel fine del libro De constantia
iurisprudentis
.
Vico Aut 39-40-41