— 38 —
      Poco dopoi, fu onorevolmente richiesto dal signor don
Adriano Caraffa duca di Traetto, nella cui erudizione era stato
molti anni impiegato, che egli scrivesse la vita del maresciallo
Antonio Caraffa suo zio; e 'l Vico, che aveva formato l'animo
verace, ricevé il comando perché ébbene pronta dal duca una
sformata copia di buone e sincere notizie, che 'l duca ne conservava.
E dal tempo degli esercizi diurni rimanevagli la sola
notte per lavorarla, e vi spese due anni, uno a disporne da
quelle molto sparse e confuse notizie i comentari, un altro a
tesserne l'istoria, in tutto il qual tempo fu travagliato da crudelissimi
spasimi ippocondriaci nel braccio sinistro. E, come poteva
ogniun vederlo, la sera, per tutto il tempo che la scrisse
non ebbe giammai altro innanzi sul tavolino che i comentari,
come se scrivesse in lingua nativa, ed in mezzo agli strepiti
domestici e spesso in conversazion degli amici; e sí lavorolla
temprata di onore del subbietto, di riverenza verso i príncipi e
di giustizia che si dee aver per la veritá. L'opera uscí magnifica
dalle stampe di Felice Mosca in quarto foglio in un giusto
volume l'anno 1716, e fu il primo libro che con gusto di quelle
di Olanda uscí dalle stampe di Napoli; e, mandata dal duca al
sommo pontefice Clemente undecimo, in un brieve, con cui la
gradí, meritò l'elogio di «storia immortale», e di piú conciliò
— 39 —
al Vico la stima e l'amicizia di un chiarissimo letterato d'Italia,
signor Gianvincenzo Gravina, col quale coltivò stretta corrispondenza
infino che egli morí.
Vico Aut 38-39