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      Armesso. Non fia mai vero, o Teofilo, che io debba o
possa stimare che sia degno ch'io, o altro che ha piú sale
di me, voglia prendere la causa e protezione di costoro,
che son materia de la vostra satira, come per gente e persone
del paese, alla cui difensione dall'istessa legge naturale
siamo incitati; perché non confessarò giamai, e non sarò
giamai altro che nemico de chi affirmasse, che costoro sieno
parte e membri de la nostra patria, la quale non consta
d'altro che di persone cossí nobili, civili, accostumate, disciplinate,
discrete, umane, raggionevoli come altra qualsivoglia.
Dove, benché vegnan contenuti questi, certo non
vi si trovano altrimente che come lordura, feccia, lettame
e carogna; di tal sorte, che non potrebono con altro modo
esser chiamati parte di regno e di cittade, che la sentina
parte de la nave. E però per simili tanto manca che noi
doviamo risentirci, che, risentendoci, doveneremmo vituperosi.
Da questi non escludo gran parte di dottori e preti,
de' quali quantunque alcuni per mezzo del dottorato doventano
signori, tuttavolta per il piú quella autorità villanesca,
che prima non ardivano mostrare, appresso per la baldanza
e presunzione, che se gli aggiunge dalla riputazion di letterato
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e prete, vegnono audace- e magnanimamente a porla
in campo; laonde non è maraviglia se vedete molti e molti,
che con quel dottorato e presbiterato sanno piú di armento,
mandra e stalla, che quei che sono attualmente striglia-
cavallo, capraio e bifolco. Per questo non arrei voluto che
sí aspramente vi fuste portato verso la nostra Universitade
ancora, quasi non perdonando al generale, né avendo rispetto
a quel che è stata, sarà o potrà essere per l'avvenire, e in
parte è al presente.
      Filoteo. Non vi affannate, perché, benché quella ne
sia presentata per filo in questa occasione, tutta volta non
fa tale errore che simile non facciano tutte l'altre che si
stimano maggiori, e per il piú sotto titolo di dottori cacciano
annulati cavalli e asini diademati. Non gli toglio però quanto
da principio sia stata bene instituita, gli begli ordini di
studii, la gravità di ceremonie, la disposizione degli esercizii,
decoro degli abiti e altre molte circostanze che fanno alla
necessità e ornamento di una academia; onde, senza dubio
alcuno, non è chi non debba confessarla prima in tutta
l'Europa e per conseguenza in tutto il mondo. E non niego
che, quanto alla gentilezza di spirti e acutezza de ingegni,
gli quali naturalmente l'una e l'altra parte de la Brittannia
produce, sia simile e possa esser equale a quelle
tutte che son veramente eccellentissime. Né meno è persa
la memoria di quel, che, prima che le lettere speculative
si ritrovassero nell'altre parti de l'Europa, fiorirno in
questo loco; e da que' suoi principi de la metafisica, quantunque
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barbari di lingua e cucullati di professione, è
stato il splendor d'una nobilissima e rara parte di filosofia
(la quale a' tempi nostri è quasi estinta) diffuso a
tutte l'altre academie de le non barbare provinze. Ma quello
che mi ha molestato e mi dona insieme insieme fastidio
e riso, è, che con questo che io non trovo piú romani e piú
attici di lingua che in questo loco, del resto (parlo del piú
generale) si vantano di essere al tutto dissimili e contrarii
a quei che furon prima; li quali, poco solleciti de l'eloquenza
e rigor grammaticale, erano tutti intenti alle speculazioni,
che da costoro son chiamate Sofismi. Ma io piú stimo la
metafisica di quelli, nella quale hanno avanzato il lor prencipe
Aristotele (quantunque impura e insporcata con certe
vane conclusioni e teoremi, che non sono filosofici né
teologali, ma da ociosi e mal impiegati ingegni), che quanto
possono apportar questi de la presente etade con tutta la
lor ciceroniana eloquenza e arte declamatoria.
Bruno Causa 208-209-210