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      Cicada. Dunque, han torto certi pedantacci de tempi
nostri, che excludeno dal numero de poeti alcuni, o perché
non apportino favole e metafore conformi, o perché non
hanno principii de libri e canti conformi a quei d'Omero
e Vergilio, o perché non osservano la consuetudine di far
l'invocazione, o perché intesseno una istoria o favola con
l'altra, o perché finiscono gli canti epilogando di quel ch'è
detto, e proponendo per quel ch'è da dire; e per mille altre
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maniere d'examine, per censure e regole in virtú di quel
testo. Onde par che vogliano conchiudere ch'essi loro a
un proposito (se gli venesse de fantasia) sarrebono gli veri
poeti, ed arrivarebbono là, dove questi si forzano: e poi
in fatto non son altro che vermi, che non san far cosa di
buono, ma son nati solamente per rodere, insporcare e
stercorar gli altrui studi e fatiche; e non possendosi render
celebri per propria virtude ed ingegno, cercano di mettersi
avanti o a dritto o a torto, per altrui vizio ed errore.
      Tansillo. Or per non tornar là donde l'affezione n'ha
fatto al quanto a lungo digredire, dico che sono e possono
essere tante sorte de poeti, quante possono essere e sono
maniere de sentimenti ed invenzioni umane, alli quali son
possibili d'adattarsi ghirlande non solo da tutti geni e specie
de piante, ma ed oltre d'altri geni e specie di materie.
Però corone a' poeti non si fanno solamente de mirti e lauri,
ma anco de pampino per versi fescennini, d'edera per
baccanali, d'oliva per sacrifici e leggi, di pioppa, olmo e
spighe per l'agricoltura, de cipresso per funerali, e d'altre
innumerabili per altre tante occasioni; e, se vi piacesse,
anco di quella materia che mostrò un galant'uomo, quando
disse:
      O fra Porro, poeta da scazzate,
Ch'a Milano t'affibbi la ghirlanda
Di boldoni, busecche e cervellate.

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      Cicada. Or dunque, sicuramente costui per diverse vene
che mostra in diversi propositi e sensi, potrà infrascarsi
de rami de diverse piante, e potrà degnamente parlar con
le muse, perché sia appo loro sua aura con cui si conforte,
áncora in cui si sustegna, e porto al qual si
retire nel tempo de fatiche, exagitazioni e tempeste. Onde
dice: O monte Parnaso dove abito, Muse con le
quali converso, fonte eliconio o altro dove mi
nodrisco, monte che mi doni quieto alloggiamento,
Muse che m'inspirate profonda dottrina, fonte che mi fai
ripolito e terso, monte dove ascendendo inalzo il core,
Muse con le quali versando avvivo il spirito, fonte sotto
li cui arbori poggiando adorno la fronte, cangiate la mia
morte in vita, gli miei cipressi in lauri e gli miei inferni in
cieli: cioè destinatemi immortale, fatemi poeta, rendetemi
illustre, mentre canto di morte, cipressi ed inferni.
      Tansillo. Bene; perché a color che son favoriti dal cielo,
gli piú gran mali si converteno in beni tanto maggiori:
perché le necessitadi parturiscono le fatiche e studi, e questi
per il piú de le volte la gloria d'immortal splendore.
      Cicada. E la morte d'un secolo fa vivo in tutti gli altri.
Séguita.
      Tansillo. Dice appresso:
      In luogo e forma di Parnaso ho 'l core,
Dove per scampo mio convien ch'io monte,
Son mie muse i pensier ch'a tutte l'ore
Mi fan presenti le bellezze conte;

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      Onde sovente versan gli occhi fore
Lacrime molte, ho l'Eliconio fonte:
Per tai montagne, per tai ninfe ed acqui,
Com'ha piaciuto al ciel poeta nacqui.
      Or non alcun de reggi,
Non favorevol man d'imperatore,
Non sommo sacerdote e gran pastore
      Mi dien tai grazie, onori e privileggi;
Ma di lauro m'infronde
Mio cor, gli miei pensieri e le mie onde.

      1. Qua dechiara prima qual sia il suo monte, dicendo
esser l'alto affetto del suo core; secondo, quai sieno le sue
muse, dicendo esser le bellezze e prorogative del suo
oggetto; terzo, quai sieno gli fonti, e questi dice esser le
lacrime. In quel monte s'accende l'affetto, da quelle bellezze
si concepe il furore, e da quelle lacrime il furioso
affetto si dimostra. 2. Cossí se stima di non posser essere
meno illustremente coronato per via del suo core, pensieri
e lacrime, che altri per man de regi, imperadori e papi.
Bruno Furori 959-960-961-962-963