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      Frulla. Come avvenne a que' doi dottori barbareschi,
de' quali parlaremo; l'un de' quali, non sapendo piú che
si rispondere e che argumentare, s'alza in piedi in atto
di volerla finir con una provisione di adagi d'Erasmo, over
coi pugni: cridò: - Quid? nonne Antyciram navigas? Tu
ille philosophorum protoplastes, qui nec Ptolomaeo, nec tot
tantorumque philosophorum et astronomorum maiestati quippiam
concedis? Tu ne nodum in scirpo quaeritas
? ; - ed
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altri propositi, degni d'essergli decisi a dosso co' quelle
verghe doppie, chiamate bastoni, co' le quali i facchini
soglion prender la misura per far i gipponi agli asini.
      Teofilo. Lasciamo questi propositi per ora. Sono alcuni
altri, che, per qualche credula pazzia, temendo che per
vedere non se guastino, vogliono ostinatamente perseverare
ne le tenebre di quello c'hanno una volta malamente appreso.
Altri poi sono i felici e ben nati ingegni, verso gli
quali nisciuno onorato studio è perso: temeriamente non
giudicano, hanno libero l'intelletto, terso il vedere e son
prodotti dal cielo, si non inventori, degni però esaminatori,
scrutatori, giodici e testimoni de la verità. Di questi ha
guadagnato, guadagna e guadagnarà l'assenso e l'amore
il Nolano. Questi son que' nobilissimi ingegni, che son capaci
d'udirlo e disputar co' lui. Perché in vero nisciuno è degno
di contrastargli circa queste materie, che, si non vien contento
di consentirgli a fatto, per non esser tanto capace,
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non gli sottoscriva almeno ne le cose molte, maggiori e
principali, e confesse che quello, che non può conoscere
per piú vero, è certo che sii piú verisimile.
Bruno Cena 37-38-39