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      Prudenzio.
      Rebus et in censu si non est quod fuit ante,
Fac vivas contentus eo, quod tempora praebent.
      Iudicium populi nunquam contempseris unus,
Ne nulli placeas, dum vis contemnere multos
.
      Teofilo. Questo è prudentissimamente detto in proposito
del convitto e regimento comone e prattica de la civile
conversazione: ma non già in proposito de la cognizione
de la verità e regola di contemplazione, per cui disse il
medesmo saggio:
Disce, sed a doctis; indoctos ipse doceto.
È anco, quel che tu dici, in proposito di dottrina espediente
a molti; e però è conseglio, che riguarda la moltitudine:
perché non fa per le spalli di qualsivoglia questa soma,
ma per quelli, che possono portarla, come il Nolano; o
almeno muoverla verso il suo termine, senza incorrere difficoltà
disconveniente, come il Copernico ha possuto fare.
Oltre, color ch' hanno la possessione di questa verità, non
denno ad ogni sorte di persona comunicarla, si non vogliono
lavar, come se dice, il capo a l'asino, se non vuolen vedere
quel che san far i porci a le perle, e raccogliere que' frutti
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del suo studio e fatica, che suole produrre la temeraria e
sciocca ignoranza, insieme co' la presunzione ed incivilità,
la quale è sua perpetua e fida compagnia. Di que' dunque
indotti possiamo esser maestri, e di que' ciechi illuminatori,
che non per inabilità di naturale impotenza, o per privazion
d'ingegno e disciplina, ma sol per non avvertire e non
considerare son chiamati orbi; il che avviene per la privazion
de l'atto solo, e non de la facultà ancora. Di questi
sono alcuni tanto maligni e scelerati, che per una certa
neghittosa invidia si adirano ed inorgogliano contra colui,
che par loro voglia insegnare; essendo, come son creduti e,
quel ch' è peggio, si credono, dotti e dottori, ardisca mostrar
saper quel che essi non sanno. Qua le vederete infocar
e rabbiarsi.
Bruno Cena 36-37