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      Appresso, per trovarsi ubligato alla contemplazion e
studi de filosofia, li quali, se non son piú maturi, denno
però, come parenti de le Muse, esser predecessori a quelle.
Oltre, perché, traendolo da un canto la tragica Melpomene
con piú materia che vena, e la comica Talia con piú vena
che materia da l'altro, accadeva che l'una suffurandolo a
l'altra, lui rimanesse in mezzo piú tosto neutrale e sfacendato,
che comunmente negocioso. Finalmente, per l'autorità
de censori che, ritenendolo da cose piú degne ed alte,
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alle quali era naturalmente inchinato, cattivavano il suo
ingegno, perché da libero sotto la virtú lo rendesser cattivo
sott'una vilissima e stolta ipocrisia; al fine, nel maggior
fervor de fastidi nelli quali incorse, è avvenuto che non
avend'altronde da consolarsi, accettasse l'invito di costoro,
che son dette inebriarlo de tai furori, versi e rime, con quali
non si mostrâro ad altri; perché in quest'opra piú riluce
d'invenzione che d'imitazione.
      Cicada. Dite: che intende per quei che si vantano de
mirti ed allori?
      Tansillo. Si vantano e possono vantarsi de mirto quei
che cantano d'amori; alli quali, se nobilmente si portano,
tocca la corona di tal pianta consecrata a Venere, dalla
quale riconoscono il furore. Possono vantarsi d'allori quei
che degnamente cantano cose eroiche, instituendo gli animi
eroici per la filosofia speculativa e morale, overamente
celebrandoli e mettendoli per specchio exemplare a gli
gesti politici e civili.
      Cicada. Dunque, son piú specie de poeti e de corone?
      Tansillo. Non solamente quante son le muse, ma e di
gran numero di vantaggio: perché, quantunque sieno certi
geni, non possono però esser determinate certe specie e
modi d'ingegni umani.
      Cicada. Son certi regolisti de poesia che a gran pena
passano per poeta Omero, riponendo Vergilio, Ovidio, Marziale,
Exiodo, Lucrezio, ed altri molti in numero de versificatori,
examinandoli per le regole de la Poetica
d'Aristotele.
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      Tansillo. Sappi certo, fratel mio, che questi son vere
bestie; perché non considerano quelle regole principalmente
servir per pittura dell'omerica poesia o altra simile
in particolare, e son per mostrar tal volta un poeta eroico
tal qual fu Omero, e non per instituir altri che potrebbero
essere, con altre vene, arti e furori, equali, simili e maggiori
de diversi geni.
      Cicada. Sí che, come Omero nel suo geno non fu poeta
che pendesse da regole, ma è causa delle regole che serveno
a coloro che son piú atti ad imitare che ad inventare; e
son state raccolte da colui che non era poeta di sorte alcuna,
ma che seppe raccogliere le regole di quell'una sorte, cioè
dell'omerica poesia, in serviggio di qualch'uno che volesse
doventar non un altro poeta, ma un come Omero, non di
propria musa, ma scimia de la musa altrui. -
      Tansillo. Conchiudi bene, che la poesia non nasce da
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le regole, se non per leggerissimo accidente; ma le regole
derivano da le poesie: e però tanti son geni e specie de vere
regole, quanti son geni e specie de veri poeti.
      Cicada. Or come dunque saranno conosciuti gli veramente
poeti?
      Tansillo. Dal cantar de versi; con questo che cantando
o vegnano a delettare, o vegnano a giovare, o a giovare
e delettare insieme.
      Cicada. A chi dunque servono le regole d'Aristotele?
      Tansillo. A chi non potesse, come Omero, Exiodo,
Orfeo ed altri, poetare senza le regole d'Aristotele; e che
per non aver propria musa, vuolesse far l'amore con quella
d'Omero.
Bruno Furori 956-957-958-959