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Cossí conoscemo tante stelle, tanti astri, tanti numi, che
son quelle tante centenaia de migliaia, ch' assistono al ministerio
e contemplazione del primo, universale, infinito ed
eterno efficiente. Non è piú impriggionata la nostra raggione
coi ceppi de' fantastici mobili e motori otto, nove e diece.
Conoscemo, che non è ch' un cielo, un'eterea reggione immensa,
dove questi magnifici lumi serbano le proprie distanze,
per comodità de la participazione de la perpetua
vita. Questi fiammeggianti corpi son que' ambasciatori,
che annunziano l'eccellenza de la gloria e maestà de Dio.
Cossí siamo promossi a scuoprire l'infinito effetto dell'infinita
causa, il vero e vivo vestigio de l'infinito vigore; ed
abbiamo dottrina di non cercar la divinità rimossa da noi,
se l'abbiamo appresso, anzi di dentro, piú che noi medesmi
siamo dentro a noi; non meno che gli coltori degli altri
mondi non la denno cercare appresso di noi, l'avendo appresso
e dentro di sé, atteso che non piú la luna è cielo a
noi, che noi alla luna. [>]
Bruno Cena 34